J. P. superstar

Non c'è niente di meno mistico di un processo di canonizzazione. Perché un uomo venga dichiarato santo, o beato, è necessario che la sua vita sia sottoposta a un processo, un processo vero, nel senso letterale, con tanto di avvocati, prove e procedure da rispettare. Non è un paradosso, se teniamo conto di come la chiesa cattolica si sia pensata, a partire da un certo momento storico, in termini giuridici. E in fondo il processo di canonizzazione è anche una sorta di epistemologia della santità, o meglio della possibilità che un'istituzione umana possa dichiarare giuridicamente la santità. E se si commette un errore giudiziario e si dichiara santo uno che non era santo? Probabilmente uno dei primi a porsi il problema è stato Boccaccio nel Decamerone con la novella di ser Ciappelletto, un imbroglione che ascende alla gloria degli altari per errori di procedura canonica. E qual è il risultato per Boccaccio? Interpretando un po', sembra in fondo che per chi lo venera l'imbroglione sia santo e Dio rispetta la venerazione in buona fede dei fedeli, e dunque è santo. La verità è quella giudiziaria.
Ma naturalmente non c'è solo questo.
Dichiarare un santo è anche un atto politico, nel senso che un'istituzione storica indica con il santo il modello della sua santità, una vita esemplare. In ciò Wojtyla ha dato un suo contributo, dichiarando un numero altissimo di santi, volendo mostrare che la vita esemplare è alla portata di tutti.
E la sua stessa vita si è costruita come un sistema di segni, fatto di azioni e di parole pubbliche. A partire da una certa fase il suo corpo stesso è diventato un segno, per una precisa, esplicita, e per nulla semplice, scelta esemplare.
In questo senso specifico la santità di Giovanni Paolo è diventata addirittura evidente. Si tratta di una semiotica della santità, che è al tempo stesso integralmente religiosa e politica. Incardinato tra il "Non abbiate paura" del primo discorso da papa e il "Fate della vostra vita un capolavoro", il pontificato di Wojtyla (che certo può anche essere criticato) si riassume in fondo in questa forza semiotica e nell'esortazione rivolta a tutti a farsi segno, a diventare capolavoro senza paura. Quanto questo abbia determinato un tornante storico del '900 è ancora nella memoria di tutti. Ma il fatto che Wojtyla venga dichiarato beato quando ancora le generazioni di quelli che l'hanno visto all'opera sono viventi è in fondo non solo un riconoscimento della sua santità ma una conferma per noi di aver riconosciuto i segni di uno snodo storico importante e probabilmente, credenti e non credenti ciascuno a modo proprio, di averne tratto ispirazione.

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