Strauss-Kahn. E adesso?

L'arresto di Dominique Strauss-Kahn arriva proprio nella settimana in cui la sinistra francese (ma non solo) ha festeggiato il trentennale della prima vittoria presidenziale di Mitterrand, nel maggio 1981.
Per settimane i media francesi hanno evocato, anche con una certa nostalgia, la figura del presidente che ha governato durante il primo mandato e regnato durante il secondo. Settimane di convegni e di piccole celebrazioni, terminate poi con un grande concerto in place de la Bastille, una delle piazze storiche della sinistra, ci avevano peraltro ricordato che quasi tutte le figure di primo piano del Partito Socialista attuale sono nate nella temperie del mitterrandismo – e spesso a stretto contatto con il presidente -, che in primo luogo ha significato l'unità delle tante anime della sinistra uscita dagli anni '70 (basti pensare che Jospin è arrivato dal movimento trotzkista) e condotta al governo e alla complessità degli anni '90.
L'evocazione del nume tutelare Mitterrand sembrava voler anche esorcizzare la vera paura del "popolo della sinistra", e cioè che in presenza di sondaggi estremamente favorevoli ai socialisti per le presidenziali del 2012 si possa riproporre una sconfitta come quella incredibile di Jospin nel 2002.
DSK era fino a oggi il favorito in tutti i sondaggi, anche se il suo ruolo di direttore del FMI avrebbe potuto creare, nella lunga campagna per il 2012, varie contestazioni e obiezioni. Marine Le Pen lo aveva già individuato come il bersaglio più interessante, in quanto campione della globalizzazione e degli organismi finanziari.
Ieri sera, prima dell'arresto, lo stesso braccio destro di DSK, l'influente Pierre Moscovici (ministro degli esteri di Jospin), aveva dovuto difenderlo in televisione dall'accusa di essere un oligarca dell'élite finanziaria internazionale, incompatibile con una vera politica socialista.
Proprio il dibattito, tra globalizzazione, antiglobalizzazione, populismo e nuovi confini del socialismo, si preannuciava come uno dei temi caldi e più interessanti per il 2012, uno di quelli più importanti per tutta l'Europa.
Il problema ora è che l'arresto di DSK, se non si scioglierà presto la sua accusa (Jacques Attali questa mattina ipotizza che si possa trattare di una manipolazione, che una volta scoperta farebbe di DSK il candidato più forte) e il suo abbandono forzato della competizione, potrebbero far esplodere il conflitto nel Partito Socialista, che fino a oggi rispettava una sorta di pace armata.
Non a caso la segretaria generale, Martine Aubry, che aveva stabilito una specie di patto di non belligeranza con DSK, invita tutti i socialisti a mantenere "la décence". La Royale si limita per il momento a esprimere solidarietà e Hollande, l'altro candidato di peso (ex segretario del PS ed ex marito della Royale), dichiara che la sua linea non cambia.
Inoltre il PS si trova per la prima volta alle prese con le primarie all'italiana, che come si sa esasperano le differenze e gli scontri. Riuscire a governare questa fase senza fare esplodere lo scontro interno è la prova più importante per i socialisti, la prima vera prova di maturità degli ultimi anni. In fondo è quello che si aspettano i francesi, sempre più scontenti di Sarkozy, sempre più tentati da Marine Le Pen, ma ancora desiderosi di votare un candidato socialista, se possono.

per Il Post

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