Questa storia degli stipendi dei parlamentari

Sì, è vero, i parlamentari godono di alcuni privilegi divenuti inaccettabili, come ad esempio il vitalizio, ed è vero, dovrebbero mostrarsi capaci di sacrificare anche loro qualcosa del loro status. Trovo però inutile e completamente fuorviante questo dibattito montante, su giornali, blog, social networks, pagine facebook, a proposito della riduzione dello stipendio dei parlamentari. Così come trovo ambigua l'espressione "i costi della politica", adattata alle situazioni più diverse: i finananziamenti dei partiti, il circolo affari-politica, gli stipendi, le province, etc.
Ora, per quanto riguarda i parlamentari, quello che dovremmo aspettarci è che siano persone competenti, che sappiano il fatto loro, che conoscano la società e sappiano interpretarla, che abbiano una visione d'insieme e del bene comune, e che siano ben pagati per questo (e non che si dica: siccome sono incompetenti, li paghiamo il 20% in meno).
La funzione dei partiti dovrebbe essere proprio quella di selezionare questo ceto politico, capace di dirigere e di fare scelte. Una funzione che i partiti non esercitano più, ma che è urgente che essi riassumano, perché senza i partiti e senza questa selezione, il paese è, come è, bloccato. Qualcuno lo nota, che la vera rivoluzione sarebbe fare del prossimo parlamento un luogo di competenze e di vera rappresentatività, ma questo dovrebbero appunto farlo gli attuali partiti. Ed è questo quello che bisognerebbe pretendere. Non sono quasi mai d'accordo con quanto scrive Facci, ma condivido in pieno alcuni passaggi del suo pezzo di oggi sul legame conservativo che stringe i partiti alla società. Aggiungo che quello che ci attenderebbe oggi, come compito storico, sarebbe la contemporanea e repentina smilitarizzazione di tutte le corporazioni, quelle vere, che sono molte, e quelle presunte, che sono ancora di più e che ci fanno credere di avere un vantaggio da difendere, anche quando non ce l'abbiamo. Solo questa smilitarizzazione può far ripartire l'Italia, la crescita, i diritti, le opportunità. Ma a chi interessa veramente una rivoluzione di questo tipo? Chi nel paese, nella società, vuole davvero sostenere una rivoluzione copernicana (e costituente) che metta tra parentesi i privilegi di ognuno, spesso miserabili, e riorganizzare tutto, la politica, l'economia, l'università, il fisco, lo stato, il parcheggio, il condominio? Ecco perché questa tiritera sugli stipendi, presentata come il raggiungimento della giustizia e il risamento dell'etica pubblica, come chissà quale svolta,  mi pare al contrario l'ennesimo segno di una società di conservatori, che nel generale disinteresse del bene comune e nell'impotenza politica di gruppi, ceti, individui (imputabile a se stessi), si accontenta di chiedere che 500 parlamentari guadagnino meno, pur di non chiedere loro quel reale cambiamento del paese, al quale nessuno è davvero interessato
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