Italiani Europei

Qualche mese fa la Rivista della Fondazione Italiani Europei mi ha contattato per chiedermi un contributo al "focus" sulle prossime elezioni presidenziali francesi nella prospettiva del Partito Socialista francese.
Il numero 8 della Rivista è da oggi in libreria, qui l'indice dell'intero numero e alcuni contributi on line.

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Thinking Politics in the Vernacular (avviso ai medievisti)

Esce oggi dall'editore svizzero "Academic Press Fribourg" il volume a cura mia e di Thomas Ricklin dal titolo "Thinking Politics in the Vernacular. From the Midlle Ages to the Renaissance". Per me è stato un onore e un vero piacere che tanti maestri della medievistica contemporanea abbiano accettato di contribuire, spesso con saggi davvero importanti, alla riflessione che ho loro proposto su un tema poco studiato, cioè i rapporti tra uso delle lingue volgari e pensiero politico tra medioevo e Rinascimento. Qui di seguito la quarta di copertina.

The presence of innumerable political genres and texts, written in vernacular languages, affects the traditional historiographical framework and poses new problems about political ideas in Middle Ages and Humanism.The exchange of knowledge and arguments, the interactions between the diverse genres, the birth of new cognitive contexts linked with laity, the creation of new cultural forms – all these are just a few of the different levels which reflect the importance of vernacular languages in the medieval political thought.
The contributors have been confronted with very different scenarios, geographical areas and periods of time. In this collection, and in the conference that preceded it, we have aimed further to complicate the historiographical scene of political thought in the Middle Ages and Humanism by adding a few core concepts and taking intoconsideration a wider range of texts and by identifying new paths and research propositions.

Una cosa giusta detta da Brunetta

Siamo da tempo abituati al linguaggio del ministro Brunetta. Aggressivo senza aprire spazi o direzioni, con il tono di chi ha qualcosa da dimostrare a qualcuno che comunque non lo ascolta, per nulla attento alla ricaduta simbolica di ciò che dice, più interessato alla visibiltà mediatica che ai potenziali destinatari delle sue parole.
Un atteggiamento a metà strada tra quello del barone universitario e di un project manager alle primissime armi. L'evocazione fatta ieri del "certificato antimafia" è stata a dir poco maldestra, per il messaggio che comunque manda, al di là certo delle sue intenzioni, a certi ambienti del paese.
Tuttavia Brunetta ha detto una cosa giusta: perché i cittadini e le imprese devono fornire certificati alle pubbliche amministrazioni, che già li hanno?
Peccato che né Brunetta né il governo siano in grado di dare una risposta quale che sia a quella che è una domanda di riforma.
Il tema però è interessante e strategico, purché non si lo declini con la sola formula della "lotta alla burocrazia". Ed è un tema che le attuali opposizioni, a partire dal PD, possono rivendicare credibilmente come proprio (molto più credibilmente di Brunetta e del governo attuale).
Non si tratta solo dell'efficacia dei servizi, ma di capire come la pubblica amministrazione possa contribuire alla crescita, anche solo restituendo a cittadini e imprese il tempo utilizzato per comporre i propri dossier e obblighi (che non vuol dire annullare le certificazioni). Al di là del discorso tecnico sui certificati, io credo che sarebbe un tema importante della prossima campagna elettorale, del tutto adeguato alle competenze, alle esperienze e alla cultura del centro-sinistra. Lasciarlo a Brunetta sarebbe un errore.

Dagli all’untore

Il mio ultimo contributo a Il Post ha fatto saltare la mosca al naso alla giovanissima coautrice di un blog dal titolo "principesco". Io non sono per nulla convinto di aver voluto significare così consequenzialmente quello che mi attribuisce, ma Angelica mi ha cercato su facebook (cosa che mi fa sempre piacere ed è sempre utile) per chiedermi spiegazioni, dirmi la sua opinione e avvertirmi della (rispettosa) stroncatura. Questo il suo post.

Grazie Bonelli

Quando avevo 17 anni, un compagno di liceo, con talenti di disegnatore, mi gettò letteralmente tra le mani un fumetto dicendomi "Guarda questo!". Era l'albo numero 1 di Dylan Dog, appena uscito. L'editore era Sergio Bonelli e noi scoprivamo una maniera nuovissima di fare i fumetti.

Di Tex e i suoi rangers, sempre editore Bonelli, avevo avuto invece contezza per la prima volta a casa dei miei zii (sì Franco, che so che mi leggi, parlo di voi) molti anni prima, ma ancora non sapevo leggere. Imparando a leggere scoprii con Tex che i messicani esclamano sempre "hombre!" e si appellano alla "Virgen del Pilar" quando butta male. Anni dopo, in un anno di studio in Spagna, mi resi conto che esclamare "hombre" è davvero un vezzo di quella lingua e che la Virgen del Pilar esiste, ed è a Saragozza.

Ma il mio preferito fu Zagor, che Bonelli a volte firmava come sceneggiatore con lo pseudonimo Guido Nolitta, fattomi scoprire da un'altra zia, che aveva la fortuna di avere vent'anni negli anni '70. Per me che andavo alle elementari fu amore a prima vista, peraltro assecondato da mia madre che mi comprò il primo super albo a colori della storia editoriale di Zagor.

Il fumetto era chiaramente influenzato dall'immaginario di una generazione precedente alla mia, un po' di Mandrake, un po' di Tarzan, un po' dello stesso Tex, ma soprattutto cinematografia di tutte le epoche, da Murnau all'espressionismo a situazioni fantascientifiche.

E davvero la foresta di Darkwood, il dottor Hellingen, i trappers, l'avversario druido Kandrax, i discendenti dei vikinghi di una valle inaccessibile per secoli, le decine e decine di personaggi minori di Zagor ci hanno insegnato a immaginare mondi lontani, ma concretissimi, hanno popolato i quartieri nei quali abbiamo realmente vissuto, ma dando una profondità alle loro strade, alle loro insegne, dando all'immaginazione lo stesso statuto di quei colori, di quelle persone, di quegli amici che hanno dato sostanza al nostro quartiere e reso possibile i nostri viaggi.

Sergio Bonelli, che oggi ci ha lasciato, e che per me con Zagor è in certo modo la Milano amata e quel quartiere-mondo, Sergio Bonelli ci ha insegnato a immaginare, ci ha insegnato a sognare, ci ha insegnato in fondo davvero la realtà.

Seminario a tre all’EHESS

Fra un mesetto comincia il nostro seminario all'EHESS, che in certo modo parlerà di Italia. A codirigerlo saranno Sylvain Piron, Emanuele Coccia e il sottoscritto (e sono molto contento che siamo riusciti a lavorare insieme per almeno quest'occasione). Di seguito la breve descrizione ufficiale e gli orari.

Savants, poètes et artistes italiens de la génération de Dante (1285-1325).

Les décennies qui entourent 1300 sont marquées, en Italie, par une éclosion des savoirs et des pratiques littéraires et artistiques. Le séminaire visera à proposer une approche globale de ce moment d'histoire intellectuelle et culturelle. Cette démarche permet de mettre en série des protagonistes qui pourraient apparaître comme isolés chacun dans leur domaine (Dante en poésie, Pietro d’Abano en médecine et astrologie, Marsile de Padoue pour la pensée politique, Giotto en peinture, etc.). Par-delà les singularités de chaque cas, on peut faire émerger un profil collectif d'intellectuels, pour la plupart d’entre eux laïcs, parfois universitaires (juristes, médecins ou philosophes), engagés dans l’action politique et pratiquant souvent la poésie. Une fois mis en place ce cadre d’analyse, nous suivrons le parcours de cette génération dans les premières décennies du XIVe siècle.

Lundi de 11 h à 13 h (salle 4, 105 bd Raspail 75006 Paris), du 7 novembre 2011 au 20 février 2012. La séance du 21 novembre se déroulera en salle 9 (même heure, même adresse

Barocco francese

In un sistema istituzionale piuttosto complesso, come quello francese, il Senato rappresenta il barocco.

Non dà la fiducia (e non la ritira) al governo – il quale peraltro ha un'autonomia relativa rispetto ai poteri del Presidente – si adegua tendenzialmente alle linee dell'Assemblea, e soprattutto è una Camera che non viene votata a suffragio diretto. In poche parole, a votare i senatori non sono tutti i cittadini, ma circa 150mila "grandi elettori", composti prevalentemente da amministratori locali, sindaci, consiglieri comunali, provinciali, regionali più altri rappresentanti di interessi istituzionali.
In questo modo il corpo elettorale risulta sbilanciato sulle zone rurali, tradizionalmente di destra, anche se ci sono alcuni correttivi, ragione per cui il Senato, nella Quinta Repubblica, non ha mai avuto una maggioranza di sinistra.

Almeno fino a oggi. L'avanzata della sinistra nelle elezioni locali degli ultimi anni e una crescente sfiducia nella politica di Sarkozy (costantemente sotto in tutti i sondaggi per le prossime elezioni) hanno infatto per la prima volta fatto perdere la maggioranza alla destra presidenziale. Non cambia moltissimo, niente a che vedere con una coabitazione, ma per Sarkozy la situazione si fa ancora meno agevole.

Dura minga

La "dimenticanza" di Obama forse segna l'inizio delle pressioni internazionali perché in Italia si cambi governo. Il fallimento italiano sarebbe la fine dell'euro e dell'Europa, il che genererebbe un caos incontrollabile e duraturo. Il rischio è diventato troppo alto per tutti.
Intanto Bossi, il rivoluzionario del dito medio e delle pernacchie (ha fatto altro?), ministro delle riforme istituzionali da tempo immemore, decide di tirare a campare fino a gennaio.

Del resto Standard & Poors è influenzata dai comunisti, i mercati non capiscono nulla (del resto lo diceva il papà di Berlusconi negli anni '50, no?) e la crisi non c'era, era solo un problema di "percezione".
Secondo me "non dura, dura minga, non può durare".

Ghigliottina.com

Forse mi sbaglio, ma da un po' di tempo i social network, come facebook, si stanno riempiendo di commenti e considerazioni che ricordano più lo sfogo che l'esercizio della critica e l'esposizione delle idee.

Se a questo aggiungiamo la violenza e la stupidità dei commenti anonimi ai post dei blog in generale (non in questo blog, i cui lettori sono così educati che commentano in privato o mi contattano su facebook con nomi e cognomi…) ne risulta una sensazione di sconforto.
Ma lo sconforto sarebbe nulla rispetto alla preoccupazione per la perentorietà di tesi e soprattutto di modi per esporle (spesso le due cose coincidono) che stanno montando, almeno così mi pare, nell'opinione pubblica dei social network, anche da parte di persone per nulla anonime e rispettabilissime.

Nelle ultime settimane ho letto difese oltranziste della necessità etica di conoscere dettagli privati del tutto ininfluenti di politici intercettati, ho letto del dovere di prendere a pedate i padani, perché la Padania non esiste (il che però allora vuol dire prendere a pedate un avversario politico, non un padano), ho letto di padre Pio che non confessava i comunisti, ho letto da parte di alcuni difensori dei diritti degli omosessuali della necessità di fare i nomi dei politici omosessuali in una sorta di outing forzato per sburgiardare i politici incoerenti, ho letto di zoccole alla gogna, del culo della Merkel come prova provata che il nostro paese è compromesso.
Una tale virulenza è naturalmente giustificata facendo ricorso alla coerenza, all'esempio, al diritto, alla libertà, cioè a tutto il contrario di quello che si legge.

Forse era ovvio, dopo vent'anni di sfondamento populista delle barriere del linguaggio, che tutti, da tutte le parti, non facessero più caso al fatto che il linguaggio è un'arma vera e propria, è uno strumento che prefigura la realtà fattuale, che organizza le possibilità di reazione agli avvenimenti, che inquina o bonifica la realtà, che non si limita a descriverla, ma la crea.

Forse mi sbaglio, ma non vorrei che al ventennio populista seguisse una fase ancora peggiore, quella del giacobinismo.