Santi e madonne

“Io non capisco quelli che studiano il medioevo. Con tutti ‘sti santi e ‘ste madonne!”. Lo diceva ogni tanto un professore del dipartimento di filosofia (peraltro un discreto dipartimento) in cui mi sono dottorato. Non ho mai capito se scherzasse o fosse serio (non lo capivano neppure gli altri professori). Di fatto nei suoi corsi non parlava mai di filosofia medievale. Spesso parlava di Greci, alcuni corsi erano su cose rinascimentali e moderne, ma medioevo mai. Del resto si chiama “medioevo” perché sta “in mezzo”, ai Greci e al Rinascimento evidentemente. A modo suo pensava probabilmente di condurre una battaglia culturale, con l’attacco “ai santi e alle madonne”, ma con almeno 150 anni di ritardo sulla storia e probabilmente 30 sulle sue letture fondatrici.

Però questa cosa dei santi e delle madonne è curiosa. Un mio ex studente un giorno mi ringraziò, anni dopo aver seguito un mio corso, per avergli fatto capire l’importanza epistemologica della filosofia medievale. Nel frattempo, io non lo sapevo, stava scrivendo una raccolta di biografie di santi medievali, totalmente inventati. Un salto dalla filosofia alla letteratura o un disvelamento di mondi possibili?  Di certo c’è che di recente, dopo aver annunciato in una maniera raffinatissima la fine dei tempi ed essersi però trovato un lavoro serio (e la contraddizione è solo apparente), ha dato vita a un laboratorio di teologia potenziale, che è un luogo di esperimenti mentali e linguistici che anche Isidoro di Siviglia ci si sarebbe confuso (soprattutto perché oltre a un refresh teologico, per motivi ignoti hanno messo un traduttore automatico che deforma gli articoli).

Non è l’unico a giocare coi santi e a lasciar stare i fanti. Del resto già 50 anni fa una vera suora domenicana che si faceva chiamare “Soeur Sourire” aveva fatto del fondatore del suo ordine, san Domenico, un personaggio un po’ pop e un po’ hippie (anche un po’ preconcilio) in questa canzone che voi conoscerete già ma io ho scoperto da poco (se siete medievisti ascoltatela, ho linkato la versione con il testo) e ho anche scoperto che l’ha ricantata Orietta Berti negli anni ’60.

Ma a costruire un genere dei santi pop, in una forma davvero sottile e con una scrittura divertente e informatissima, sta contribuendo con una sua rubrica Leonardo Tondelli su Il Post. A me è piaciuto fin dal primo post su Teresa di Lisieux e mi ha convinto definitivamente con Teresa d’Avila e in fretta stiamo passando dalla scrittura della vita dei santi alla vita dei santi come scrittura (che poi è il senso vero di ogni agiografia). Sta nascendo un genere e forse quest’opera di ricollocazione di racconti di santi in un contesto non loro non poteva che avvenire su internet e tramite blog (ma io consiglio anche di fissarlo su carta).

Che i santi e le madonne siano importanti anche dal punto di vista strettamente filosofico (che peraltro è anch’esso un altro livello di narrazione, con regole diverse e ferme, un “sogno regolato” diceva un grande storico), e che la teologia, l’esegesi, le provocazioni filosofiche dei miti biblici siano ben più che uno spazio brullo tra antichità e rinascimento, cerchiamo di ribadirlo in un convegno che ho organizzato a Parigi il 6 e il 7 gennaio, con Irène Rosier-Catach su Adamo, la natura umana. Epistemologia della Caduta. E con tanti veri maestri, cercheremo di mettere a fuoco i dibattiti scolastici Due-Trecenteschi sulle conseguenze della Caduta di Adamo ed Eva nella comprensione della natura umana (da un punto di vista noetico, gnoseologico, fisico, etc..), nel tentativo di individuare dei modelli specifici di razionalità filosofica.

Con buona pace del vecchio professore che non amava il medioevo per quell’affollamento di santi e di madonne…

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