Il secondo capitolo di uno storytelling civile collettivo

Un gruppetto di ricercatori aveva deciso di fare ricorso in uno dei soliti concorsi all’italiana, ma soprattutto, questa era la cosa interessante, avevano lanciato una sottoscrizione per sostenerne le spese legali e per coinvolgere e chiedere forza a tutti quelli che considerano importante questa battaglia civile.

Avevo detto qui che l’idea era  molto bella, perché era anche un modo per raccontare una storia, come una specie di story telling collettivo. Il potere dei baroni è in fondo un potere di carta, che esiste solo perché lo consentiamo con comportamenti, paure e sbagliatissimi calcoli di convenienze (che invece non convengono). Insomma mi sembrava l’inizio di un racconto in cui l’accademia diventa una risorsa del paese e non un feudo e i cittadini agiscono concretamente incoraggiando chi intraprende un’azione di cambiamento.

In poche settimane la sottoscrizione è arrivata a 6300 euro (oltre a offerte di supporto legale gratuito). Insomma una storia collettiva e pubblica con moltissimi (sotto)scrittori e che si sta precisando appunto come racconto della defeudalizzazione dell’università.

(Adesso ci aspettiamo di vedere cosa stabilisce il ricorso).

 

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2 thoughts on “Il secondo capitolo di uno storytelling civile collettivo

  1. Pingback: Un story telling civile collettivo che continua | GianlucaBriguglia I'm no Jack Kennedy

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