Summer time

Da domenica sera fino a venerdi sera si svolgerà a Piriac-sur-mer in Bretagna la Summer School di filosofia medievale, organizzata dal CNRS, dal titolo “Quelle histoire pour la pensée médiévale? Philosophie et histoire intellectuelle du XIIe au XIVe siècle”. Qui il programma.

Sono molto contento di partecipare (martedi  insieme con Ruedi Imbach per la giornata sulla filosofia politica e le lingue volgari e giovedi con una relazione sull’ambigua categoria di “repubblicanesimo”) e di ascoltare tanti colleghi e amici. Quello che non capisco è perché a ottobre, in Bretagna, l’abbiano chiamata Summer School.

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Cose da medievisti

Venerdi scorso a Roma la Società Italiana per lo Studio del Pensiero Medievale  (SISPM) ha eletto i membri del consiglio direttivo per il prossimo triennio. Ringrazio gli amici e i colleghi che hanno sostenuto la mia candidatura, facendomi risultare il candidato più votato. È la seconda volta, e dopo circa vent’anni, che un “non strutturato” siede in consiglio e, visti i tempi e le trasformazioni in atto, mi pare un segno positivo.

Zagor e gli altri

Il Corriere on line è il primo a ricordare che quasi un anno fa Sergio Bonelli ci lasciava. Ri-posto il mio personale ricordo – scritto appunto un anno fa – di quel mondo di avventure che Bonelli chi ha regalato.

Quando avevo 17 anni, un compagno di liceo, con talenti di disegnatore, mi gettò letteralmente tra le mani un fumetto dicendomi “Guarda questo!”. Era l’albo numero 1 di Dylan Dog, appena uscito. L’editore era Sergio Bonelli e noi scoprivamo una maniera nuovissima di fare i fumetti.

Di Tex e i suoi rangers, sempre editore Bonelli, avevo avuto invece contezza per la prima volta a casa dei miei zii (sì Franco, che so che mi leggi, parlo di voi) molti anni prima, ma ancora non sapevo leggere. Imparando a leggere scoprii con Tex che i messicani esclamano sempre “hombre!” e si appellano alla “Virgen del Pilar” quando butta male. Anni dopo, in un anno di studio in Spagna, mi resi conto che esclamare “hombre” è davvero un vezzo di quella lingua e che la Virgen del Pilar esiste, ed è a Saragozza.

Ma il mio preferito fu Zagor, che Bonelli a volte firmava come sceneggiatore con lo pseudonimo Guido Nolitta, fattomi scoprire da un’altra zia, che aveva la fortuna di avere vent’anni negli anni ’70. Per me che andavo alle elementari fu amore a prima vista, peraltro assecondato da mia madre che mi comprò il primo super albo a colori della storia editoriale di Zagor.

Il fumetto era chiaramente influenzato dall’immaginario di una generazione precedente alla mia, un po’ di Mandrake, un po’ di Tarzan, un po’ dello stesso Tex, ma soprattutto cinematografia di tutte le epoche, da Murnau all’espressionismo a situazioni fantascientifiche.

E davvero la foresta di Darkwood, il dottor Hellingen, i trappers, l’avversario druido Kandrax, i discendenti dei vikinghi di una valle inaccessibile per secoli, le decine e decine di personaggi minori di Zagor ci hanno insegnato a immaginare mondi lontani, ma concretissimi, hanno popolato i quartieri nei quali abbiamo realmente vissuto, ma dando una profondità alle loro strade, alle loro insegne, dando all’immaginazione lo stesso statuto di quei colori, di quelle persone, di quegli amici che hanno dato sostanza al nostro quartiere e reso possibile i nostri viaggi.

Sergio Bonelli, che oggi ci ha lasciato, e che per me con Zagor è in certo modo la Milano amata e quel quartiere-mondo, Sergio Bonelli ci ha insegnato a immaginare, ci ha insegnato a sognare, ci ha insegnato in fondo davvero la realtà.

La merce come oggetto morale

Domani mattina (sabato 15) vado al Festival della filosofia di Modena (e Carpi e Sassuolo) – il cui tema generale quest’anno è “Cose” – ad ascoltare l’intervento di Emanuele Coccia, che ho letto in anteprima ed è molto bello e vede un certo tipo di cose da un lato inusuale . Si intitola “La merce come oggetto morale”.

Presentazione autunnale di 150 più 1

Nelle prossime settimane verranno segnalati la data  e gli ospiti di una bella presentazione autunnale dell’ebook 150 più 1. L’Italia alla prova di se stessa. Nel frattempo, se non l’avete ancora fatto, con  3 euro e 90 (a Parigi è il costo di un gelato con due palline da Berthillon) potete acquistare il libro in ogni libreria online, per esempio qui.

Lutero non se ne abbia a male

L’articolo di Massimo Franco sul Corriere della Sera (ripreso anche dal direttore de Il Post) rende conto di un dibattito – per il momento piuttosto potenziale – che riattualizza lo storico divide tra Europa del Nord protestante e Europa del Sud cattolica addirittura al tema del debito e delle finanze pubbliche: il rigore (protestante) del Nord contro il lassismo (cattolico) del Sud. L’aiuto ai paesi del Sud sarebbe addirittura vissuto, da certi ambienti tedeschi e da una certa retorica antimediterranea, come un cedimento alla cultura dei paesi mai passati attraverso la Riforma e rimasti ancorati allo spirito del cattolicesimo.

Quello del divide è un tema storiografico complesso (e anche estremamente interessante in sé: da Weber sull’etica protestante a Braudel sulle grandi aree europee e mediterranee, ma si pensi anche all’impostazione storiografica ottocentesca su “caduta del mondo romano/irruzione del mondo germanico” di cui si è nutrita l’autocomprensione nazionale di alcune aree europee). E che chiama alcune obiezioni.

La prima è macroscopica. L’epicentro della crisi del debito è certamente un paese mediterraneo, ma non di cultura latina e non di religione cattolica, cioé la Grecia, che è ortodossa. E non c’è modo di farla rientrare nello schema proposto.

Per puro amore di discussione potremmo però entrare nel merito dell’ipotesi, che è del tutto generica e caricaturale per come viene formulata, della relazione tra debito e protestantesimo/cattolicesimo e osservare che il problema per l’Europa, in questo momento, sembra piuttosto la visione drammatica del peccato di stampo protestante e luterano (che è una lettura radicale dell’agostinismo).

Caricatura per caricatura, se fosse questa visione del peccato, che non ammette mediazioni, riparazioni, intercessioni, interventi dell’istituzione, a impedire alla Germania di vedere che con il peccatore si negozia e lo si salva e ci si salva insieme a lui, attraverso l’istituzione? Se fosse il luteranesimo la causa dello spread?

Argomenti di fine estate, naturalmente. Ma ne aggiungo un altro. Pensiamo all’idea di un’istituzione sovranazionale, che ambisce a una funzione universale, ma che deve prendere in considerazione la varietà dei popoli e delle loro culture, un’istituzione che al tempo stesso necessita di unità e diversità. Proprio una tale idea, sulla quale tutti i paesi europei stanno riflettendo insieme per costruire una nuova istituzione continentale, è il contributo all’Europa, volenti o nolenti, del cattolicesimo romano. Lutero non se ne abbia a male.