Il vitello d´oro di Magdi Cristiano Allam

L´articolo con cui Magdi Cristiano Allam annuncia di non credere nella chiesa cattolica e di lasciare il cattolicesimo colpisce per la sua integrale politicità. Non c´è alcun rilievo teologico, se non quello – completamente errato – della presenza di due papi, che sarebbero entrambi e contemporaneamente vicari di Cristo.

Non c´è un dogma, un dato di fede, un elemento dottrinale. Quello che Allam rimprovera alla chiesa cattolica è in particolare ciò che egli chiama il relativismo religioso, il riconoscimento dell´Islam, il non combattere contro la sottomissione dell´Europa all´Islam, addirittura l´accoglienza degli immigrati e il suo essere contraria alla nozione di Nazione come identità da preservare e l´essere favorevole all´abbattimento delle barriere nazionali. In sostanza Allam non crede più al fatto che la chiesa romana sia portatrice divina di un´ideologia particolare, che è  poi quella di Allam stesso.

C´è evidentemente un elemento idolatrico nel pensiero di Allam, cosí come lo esprime, in un senso pienamente umano, che però ha addirittura un valore profetico, che ci fa comprendere qualcosa di interessante.

Questa coincidenza senza residui tra una visione e un´azione integralmente politica del religioso e la loro attribuzione alla volontà di Dio, questo fare del proprio progetto la divinità propria e di tutti, è uno dei polmoni della storia della chiesa e delle chiese, è un´esperienza che i testi sacri e il religioso fanno affiorare di continuo: il vitello d´oro, il Messia come liberatore politico, Barabba, i re che il popolo si dà senza curarsi di Dio. L´idolatria è sempre al cuore dell´esperienza ebraico-cristiana, in modo ineliminabile.

Ad Allam interessa, non da ora, la sua ideologia, il suo progetto di salvezza dell´Occidente, il suo proposito di preservare una specifica cultura. E ha voluto attribuire questa fede e questa visione integralmente politica e culturale al cattolicesimo (e a quanto pare a Dio stesso). Non ci sono veri elementi teologici nella sua scelta di oggi, forse psicologici sì, e rispetto maggiormente Allam adesso che parla di sè a nome proprio – con una scelta che immagino non facile -, che non negli ultimi dieci anni in cui ha parlato della sua ideologia in nome del cattolicesimo.

Ma quanti Allam ci sono nella chiesa, quanti professionisti del cattolicesimo che ci spacciano se stessi (e i loro gruppi) come portatori di fede razionale? Quanti ateismi devoti e un po´sordi? Quanti clericalismi laicali e valori contingenti resi assoluti? In fondo Allam un po´ profeta lo è, quando ci spinge suo malgrado a chiederci questo.

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