Due fatti

Due fatti, slegati tra loro, mi hanno colpito molto in quest’ultima settimana.

Il primo è il suicido di Civitanova. Chi è stato disoccupato e ha pensato di non riuscire a trovare un altro lavoro, chi ha avuto la paura, che poi nella propria percezione a volte diventa certezza, di non farcela a uscire da una situazione economica insufficiente, conosce quell’acuto senso di vergogna, che va molto al di là della solitudine, che ti sottrae dignità. Quel senso sordo di vergogna e di afasia è premessa a qualsiasi cosa.

Il secondo fatto è l’invio dell’ordigno esplosivo alla Stampa di Torino, non esploso solo per caso. Magari si scoprirà che è opera di un disturbato isolato e che non ha particolari motivazioni, ma la notizia è raggelante per chiunque esprima delle opinioni in pubblico. L’idea che possa arrivare un pacco bomba per una linea editoriale o delle opinioni ci fa piombare in un dubbio di insicurezza inquietante.

La Thatcher diceva che “non esiste una cosa come la società”. Esprimeva con sintesi ammirevole un errore madornale. La società non solo esiste, ma è l’unica cosa che ci può aiutare a evitare fatti come quelli di questa settimana. I legami sociali vanno difesi e rafforzati, sono una barriera alla solitudine e alla violenza, dovrebbero essere oggetto di particolare attenzione e azione politica. Non c’è contraddizione tra libertà dell’individuo e società, soprattutto in tempi come questi, in cui il rischio di esposizione alla vergogna e alla violenza si sta alzando.

 

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