Il jumping the shark delle nostre istituzioni

Chi era un bambino negli anni ’70 e negli ’80 si ricorda l’episodio (in due puntate) di Happy Days in cui Fonzie accetta la sfida di saltare con gli sci d’acqua trainato da un motoscafo su uno squalo bianco. Secondo alcuni l’episodio del jumping the sharkk – uno dei più visti – segnerebbe il declino della serie, perché indicherebbe il punto in cui la creatività si è esaurita e vengono meno le idee, avendo ormai provato tutte le soluzioni e le combinazioni del concetto originario della serie.
Il governo Pd-Pdl è un po’ l’episodio jumping the shark della repubblica parlamentare, così come l’abbiamo costruita. È la prima volta che la trama prevede un governo politico e di legislatura con i due maggiori partiti storicamente contrapposti.
Questo tipo di parlamentarismo che prevede solo il voto diretto per il legislativo e che formalmente non consente mai di sapere come sarà composto l’esecutivo, non ha mai funzionato, non è mai stato efficiente. La brevità media dei governi italiani non è dovuta a un problema antropologico, a un’incapacità italica cronica, ma al non funzionamento della nostra specifica forma di repubblica parlamentare.
Noi non votiamo l’esecutivo, nè direttamente (come nelle repubbliche presidenziali), nè più o meno direttamente (come nel semipresidenzialismo), e neppure nella forma mediata dai partiti che indicano un premier che poi governerà (come nei premierati forti), ma abbiamo un problema anche come repubblica parlamentare dovuto al bicameralismo perfetto.
In un contesto di fragilità di formula ci siamo inventati tutto, e ora siamo al jumping the shark di primarie che non portano a nulla, di scontri titanici che si risolvono in alleanza politica, in populismo olimpionico che trova accoglienza in parlamento.
Si dirà: ma è il risultato delle elezioni. È vero, ma non dimentichiamo che sono le istituzioni che dettano la sintassi della politica e della partecipazione. Se cambiano le istituzioni, o il rapporto tra le istituzioni, cambia il modo stesso di organizzare la politica, il senso di ciò che è significativo e realistico fare o non fare.
Perché dico questo? Perché credo che dovremmo seguire con molta attenzione e con molta pressione il tema delle riforme istituzionali in questo nuovo governo. Va bene cambiare la legge elettorale, ma qualcosa del rapporto tra esecutivo e legislativo va cambiato, tra esecutivo e voto dei cittadini anche. Lo squalo le nostre istituzioni l’hanno già saltato.

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