Un’ultimissima cosa su Andreotti

Luca Sofri, che secondo me in questo caso applica al passato un giudizio che matura sul presente, si chiede su Andreotti, al netto dell’ironia, della comunicazione, del cinismo autoreferenziale, “ma alla fine che ha fatto?”, che è l’unica domanda che ci consente di misurarlo. A mio avviso Sofri si sbaglia nel dire che Andreotti non abbia avuto un solo progetto, non abbia compiuto un’azione o una realizzazione politica memorabile. Me ne vengono tre importanti di vario tipo, di primo acchito.
Insieme ad altri e dentro un’ideologia conservatrice che ha avuto varie fasi, ha prioritariamente lavorato sul rafforzamento del blocco occidentale e di conseguenza dei benefici di sviluppo e libertà per gli italiani in quel quadro. Si è trattato di un progetto politico strategico e di lunga durata.
Ha avuto – anche qui insieme ad altri (ma è una cifra della prima repubblica) eppure con un ruolo personale eminentissimo – una chiara visione di politica estera autonoma, centrata sul Mediterraneo e sul dialogo con i paesi arabi. Una politica di quel tipo, che dava uno spazio proprio all’Italia anche tra i colossi della Francia e dell’Europa, è stata poi incrinata non tanto dalla caduta del Muro, ma dall’incapacità dei governi di centrodestra della Seconda repubblica di pensare l’Italia come autonoma sul piano internazionale.
Durante l’emergenza del rapimento Moro – so che a Sofri le emergenze non piacciono, ma questa lo era davvero e un politico va tarato anche su come reagisce a emergenze mortali come il progetto armato di abbattere uno stato – ha abbracciato la linea dura, rifiutando le condizioni per il rilascio poste dalle BR. Non è stato l’unico, ma esisteva anche un’opzione possibilista, propugnata da Craxi e da Fanfani. Anche in questo caso si tratta di una scelta dalle conseguenze importanti nella storia del paese.
Questo non toglie ad Andreotti la responsabilità di 50 anni di politiche di potere per il potere, di tentativo di gestione e di assecondamento a proprio favore delle dinamiche più oscure della nostra società – ruolo che tanto piace a Giuliano Ferrara che ne fa quasi un Machiavelli redivivo che sappia “non partirsi dal bene, potendo, ma sappia entrare nel male, dovendo”, e che in fondo non ha fini ulteriori, ma solo mezzi di potere fini a se stessi-, ma appunto non riduciamolo a un galleggiatore pensato con le categorie dei nostri tempi circensi.

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7 thoughts on “Un’ultimissima cosa su Andreotti

  1. Non era per la linea dura durante il sequestro moro. L’ho scoperto ieri anche io. A “tutta la città ne parla” su radio tre ieri mattina veniva citato da uno storico, ilverbale del cdm subito dopo il ritrovamento di moro. Li Andreotti rivendicava di aver cercato attraverso tanti canali, nazionali e internazionali, una trattativa che però non prevedesse lo scambio inizialmente richiesto dalle br. Rimproverava il PSI non di aver cercato una trattativa ma di averlo fatto pubblicamente.

    • e ma la linea dura è quella di non cedere allo scambio tra Moro e i brigatisti in carcere. su altri tipi di scambio e trattativa si sa che i canali erano stati attivati, croce rossa, vaticano, etc.

      • Be’ la linea dura ufficialmente prevedeva che con le br non si tratta perché gli si da un riconoscimento politico. Di lui non resterà traccia preconizzava moro. Credo avesse ragione. Ma lo scopriremo tra un po’ di anni.

      • P.s. Non parlava di canali umanitari Andreotti in quel cdm. Citava, se ricordo bene, anche movimenti politici Palestinesi. E’ altra roba rispetto a croce rossa e Vaticano.

      • ne ha parlato in interviste successive. dove ha ribadito che i canali erano aperti, ma che in nessun modo si poteva trattare sui brigatisti in carcere, che erano le condizioni pubblicamente richieste. e il riconoscimento politico si sarebbe dato proprio accettando anche solo di trattare quelle richieste e di trattare pubblicamente. la linea dura è tutta qui, mi pare, non nel rifiuto assoluto, ma nel rifiuto che passa attraverso un riconoscimento, che avrebbe oggettivamente cambiato i pesi delle parti in causa. però non conosco così a fondo la questione (non da storico).

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