La frase clou della prossima campagna elettorale

“E’ necessario un nuovo inizio. E allora nel primo Consiglio dei ministri delibereremo, come risarcimento per una tassazione sbagliata e ingiusta, la restituzione della rata della Service Tax. I vostri applausi, la vostra standing ovation, dimostrano che avete capito bene: elimineremo la Service Tax!”.

Vogliono uccidere Giulio Cavalli

Per la sua attività, per le cose che dice nei suoi spettacoli e che scrive nei suoi libri contro la ‘ndrangheta della Lombardia, Giulio Cavalli è da anni minacciato di morte e vive sotto scorta. Negli ultimi mesi e settimane il pericolo sembra essere ancora più alto, anche perché un pentito dice cose allarmanti. Cavalli continua a denunciare la solitudine e la pericolosità estrema della situazione in cui si trova e la lentezza di istituzioni e politica a occuparsi del suo caso in modo concreto e rapido. Qui la sua lettera pubblicata oggi sull’Espresso.

Abdicare, prova di forza

Quando si parla di abdicazione ci vengono alla mente situazioni tragiche e momenti difficili della storia – basti pensare all’abdicazione di Vittorio Emanuele III che di fatto preannunciava la caduta della monarchia in Italia, o alle cadute di sovrani potenti travolti da sconfitte militari o fattori rovinosi – oppure, ai nostri tempi, pensiamo a mediatiche cerimonie di passaggio, certo importanti per il loro rilievo politico, ma soprattutto per l’aura glamour che le vicende dinastiche producono (una specie di soft power non meno concreto di altre forme contemporanee di potere). Negli ultimi mesi hanno abdicato Beatrice dei Paesi Bassi e Alberto II del Belgio e ormai da decenni si discute sull’abdicazione della regina Elisabetta nel Regno Unito e del re di Spagna.

Per continuare a leggere il mio pezzo per il domenicale del Sole 24 Ore di oggi (sul libro Le Deuil du pouvoir di Alain Boureau e Corinne Péneau) clicca qui.

Cose che ho capito in tre giorni di Langhe

Ho capito che le Langhe sono le creste un po’ affilate e lunghe di colline ordinate come carte di portafoglio e che le valli tra una cresta e l’altra dispiegano tanti progetti di vita collegati l’uno all’altro da spazi ampi di poderi e coltivazioni; ho capito che se giochi a calcetto a 42 anni suonati dopo 10 di attività fisica nulla puoi anche correre come un pazzo e segnare goal, ma un po’ male il giorno dopo devi stare; ho capito che la terra ha un suo nomos che non c’entra nulla con Carl Schmitt; che un acquedotto romano lo trovi sempre; che si può venire dal Belgio, dall’Inghilterra, dalla Svizzera, e decidere di fare di un paesino minuscolo il punticino di una rete di cose belle (e che riuscirci non è mica scontato); ho capito che il gallo canta prima dell’alba, ma non poco prima, molto prima e ogni quarto d’ora, gli venisse un accidente; che ogni abitante della zona è un vero personaggio e ha una storia da raccontare, sulla tromba d’aria del giorno prima offrendoti una grappa speciale, o anche su quella del giorno dopo alla pompa della benzina, sulla storia di una casa, sul gioco della palla elastica; che c’è gente che fa i suffimigi leggendo libri improbabili; ho capito che l’anno prossimo ci riuniremo più o meno lì in un campeggio tematico con amici e colleghi (soprattutto a giocare e rilassarci e a fare la tela dei punti delle situazioni) e che tutti possono venire e più siamo meglio stiamo.