I mille volti d’un esilio

Il mio pezzo per la Domenice del Sole 24 Ore di oggi su un bel numero della rivista francese (ma di letteratura italiana medievale) Arzanà. Di seguito l’attacco e sotto la pagina:

Il tema dell’esilio è da tempo al centro di un nuovo interesse tra gli studiosi della cultura medievale, non solo gli storici delle istituzioni – che studiano le trasformazioni della messa al bando nei Comuni italiani – e della letteratura – Dante stesso si definisce exul immeritus –, ma anche della filosofia e della teologia. Del resto la nozione di esilio può essere intesa in un senso anche molto ampio, fino a comprendere una famiglia di significati che include varie esperienze intellettuali della lontananza e dell’allontanamento. Si pensi alla peregrinatio, di ascendenza classica (per esempio il viaggio di Enea e quello di Ulisse), i cui significati si complicano cristianizzandosi, ma sempre legandosi allo spaesamento del viaggio e all’incertezza del ritorno, o alla metafora della navigatio, anch’essa classica – ma come non ricordare anche il bellissimo racconto della Navigazione di San Brandano, in certo modo un allontanamento volontario, ma alla ricerca avventurosa del Paradiso terrestre nei mari del Nord, oltre l’Irlanda. Nel linguaggio teologico la stessa condizione umana è spesso assimilata a quella dell’homo viator, il pellegrino in perenne viaggio verso la vera patria, dopo la cacciata dall’Eden e il conseguente indebolimento delle sue capacità intellettuali, morali e fisiche.

Briguglia_Esilio

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