Todos caballeras

Non vorrei sembrare insensibile ai problemi della parità di genere, perché è vero il contrario, ma la notizia della decisione dell’Università di Lipsia, che poi è Leipzig, (decisione di qualche mese fa, che entrerà in vigore fra poco) di imporre che tutti i titoli accademici siano espressi solo nella forma femminile mi ha lasciato un po’ attonito.
In poche parole a breve se dovessi lavorare a Leipzig, o anche solo mandare un curriculum, sarei identificato come Dottoressa Gianluca Briguglia, anzi come dicono i tedeschi “Signor dottoressa Gianluca Briguglia”, perché a quanto pare “signore” e “signora”, non essendo titoli accademici, continueranno a essere usati come sempre (ma perché?).
La logica della decisione, per quanto sembra, sarebbe dovuta a una specie di bilanciamento del fatto che fino a oggi i titoli sono stati solo maschili, e quindi hanno esercitato una violenza verbale su un genere.
Non si capisce bene però la logica del risarcimento: come dire che se un arbitro dà un rigore inesistente alla squadra di casa, allora per riparare dovrà dare un rigore inesistente alla squadra ospite (ma perché non due, visto che l’ospite è naturalmente svantaggiato?). Poi non capisco perché il bilanciamento debba avvenire oggi per il passato. Con questa logica quindi i nobili dovranno diventare servi della gleba? I romani devono farsi invadere dai cartaginesi? E poi perché mantenere il femminile solo ai titoli accademici? Tanto vale proporre di estenderlo. Io un po’ ce lo vedo Napolitano presentato come “la presidentessa” o Berlusconi come “la cavaliera”, o “la cavallerizza”. E che bello sarebbe un dibattito televisivo coi candidati segretari del PD presentati come la dottoressa di ricerca Giuseppe Civati (e il titolo è accademico), la deputata Gianni Cuperlo e la sindaca di Firenze Matteo Renzi (ordine alfabetico). A me non pare che questo dia nulla di più alle donne e alla questione femminile.

A meno di non cogliere l’occasione (noi, males italici, non le dottoresse dell’università di Lipsia) per fare una specie di esperimento mentale. Proviamo per una settimana, per un giorno, a metterci seriamente nei panni delle donne, delle nostre colleghe nelle riunioni in cui si decide qualcosa, pensiamo a noi oggetto di doppi sensi, di complimenti professionali in realtà minimizzanti, pensiamo agli argomenti dell’isteria rivolti a noi, pensiamo alle barzellette sessiste come strumento di piccolo potere, proviamo a pensarci a camminare per la strada coi cretini che fanno i complimentoni. Ecco, pensiamo davvero per una settimana di sentirci dare della “dottoressa”, cioè di capire come vive una donna in una società che resta ancora in gran parte maschilista.

Aggiornamento: sebbene tutti i giornali tedeschi abbiano parlato di Herr Professorin (Signor Professoressa), a onor del vero Leipzig ha chiarito che la disposizione si applica solo ai nomi che indicano i gruppi misti.

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