Il momento buono per uno jus soli ragionevole

Renzi lancia nettamente lo jus soli (associandolo ragionevolemente a un ciclo scolastico, su cui si discuterà). Quando mesi fa cominciò il dibattito sul tema, scrissi questo post, perché mi pareva, e mi pare, che la questione fosse tanto di destra, quanto di sinistra. Lo ripropongo:

Si sta impostando il dibattito sullo ius soli come esclusiva battaglia di sinistra. Non sono un esperto, ma mi pare controproducente e concettualmente sbagliato. Basta vedere la lista dei paesi con ius soli per capire che il discorso non ha nulla a che vedere con la categoria destra-sinistra. Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile, e praticamente tutti gli stati delle Americhe prevedono uno ius soli puro, cioè chi nasce in un paese è cittadino di quel paese. E si capisce, visto che si tratta di paesi che si sono costruiti con l’immigrazione. Mentre in Italia “il diritto del sangue” si è applicato nel tempo anche in senso inverso, cioè storicamente per dare agli emigrati italiani nel mondo la possibilità di trasmettere ai propri figli e discendenti l’accesso alla nazionalità italiana, una sorta di legame giuridico sempre riattivabile e di speranza di ritorno. In Europa Francia, Gran Bretagna e Germania non hanno un ius soli dalla nascita, ma l’accesso alla cittadinanza è facilitato. Perché il punto è proprio questo: la cittadinanza non è un’azione umanitaria, non è la concessione di un diritto, non è un atto di accoglienza, non è buonismo, ma è una strategia dello stato che associa delle persone o dei gruppi ad un sistema di doveri e di diritti, in funzione dell’idea che lo stato ha di se stesso. La cittadinanza non la dà la comunità e il comunitarismo, non la dà la religione, non la dà l’ideologia politica. La cittadinanza la dà lo stato, che in quest’atto riafferma se stesso e mostra la sua priorità logica e giuridica rispetto a comunità, religioni, appartenenze politiche.
In questo senso mettere ordine sulla cittadinanza per chi nasce in Italia da genitori stranieri che dimostrano di fare dell’Italia il centro di un progetto di lunga durata – cioè dare ordine ad un fenomeno che esiste nel territorio dello stato italiano ed è quantitativamente notevolissimo e interessa bambini che di fatto sono italiani – è una battaglia coerentissima con i valori della destra.
Il diritto del suolo – che non necessariamente deve essere applicato al momento della nascita, ma che dal momento della nascita si interessa al destino delle persone – enfatizza la sovranità dello stato, perché è lo stato che fa il cittadino associandolo a un sistema di doveri e di diritti.
Non mi aspetto che uno come Salvini dica qualcosa di interessante o utile in proposito, ma se vogliamo applicare anche a questo problema le categorie di destra e di sinistra (qui particolarmente fuorvianti) mi sarei invece aspettato dai leader dei partiti di destra laica un atteggiamento di apertura e l’associarsi a una battaglia necessaria e utile.

 

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