I Romani re del mondo

Qui di seguito l´attacco del mio pezzo uscito ieri per il domenicale del Sole 24 Ore sull’edizione della Monarchia di Dante a cura di Paolo Chiesa e Andrea Tabarroni per l’editore Salerno. Il resto dell’articolo nella foto a seguire (basta cliccarci sopra e s’ingrandisce), anche se la qualità dell’immagine non è ottimale.

“Costui, con le sue invenzioni e finzioni poetiche, mettendo in campo delle puttanelle da teatro – per dirla con le parole con cui la Filosofia consolava Boezio -, con dolci canti di sirene inganna non solo gli spiriti deboli, ma anche chi è più avvertito, portandolo alla distruzione di quella verità che è fonte di salvezza”: l’energico frate domenicano Guido Vernani, tra il 1329 e il 1334, non esitava ad apostrofare in questo modo Dante, morto da pochissimi anni, e la Commedia, che erano già oggetto di ammirazione generale. Ma non era certo la finzione della Commedia a preoccupare il colto e avvertito domenicano, bensì la concretezza della Monarchia, l’opera politica di Dante. Per Vernani è infatti la Monarchia che mescola poche verità e molte falsità, che usa un linguaggio apparentemente scientifico, un argomentare logico e stringente, ma che in realtà confonde i piani, seduce con i propri assunti, manipola la verità.

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