Ode a Grillo prima che cada da cavallo

Ogni volta che Grillo lancia un proclama, un fact checker muore in qualche parte del mondo, ma nelle profondità dei mari nasce una sirena. Ora ci sono sirene a manipoli e bivaccano negli spazi sordi e grigi dei social network e dei blog, del dibattito pubblico, degli hate speech di piazza e ricolonizzano una parte del nostro immaginario politico. Stormi d’uccelli neri come esuli pensieri nel vespero gridar. Tradimenti, complotti, paranoidismi: banche gaglioffe che indebitano pubblicamente (ma voi due bot non li avevate? non era debito?), Germania malvagia tutta culo e baffetti, Hiv delle case farmaceutiche, scie chimiche, microchip sotto pelle (ma io a questo comincio a crederci). Chi lo dice sa di esserlo, ma chi non ci crede dev’essere svegliato o è venduto. E tutti sono pagati da una qualche multinazionale (io dall’Eni, mi si disse). Si dirà “guardi il dito e non vedi la luna” (o semplicemente “vaffanculo!”), ti fermi al linguaggio e non vedi la sostanza. Può darsi. Ma c’è chi crede che il linguaggio preceda la realtà, anzi no: che la crei: perché il linguaggio è la realtà che con il linguaggio costruisci e che apre e chiude orizzonti dentro cui poi tutti si muovono. Quel che si vede è un mondo di spezzoni d’argomentazione, una casta con il lusso beato di dire tre frasi e lasciarti a metà ed un coro di ciucci che rivendicano se stessi, uno vale uno (però zero è sempre zero) ma meglio se con nickname e senza entrare nel merito. Forse è un purgatorio che ci condurrà a riveder le stelle, ma per ora oltre alla purga Minosse non sa che pesci prendere. Il fenomeno è interessante, per chi è condannato a essere interessato ai suoi tempi, anche se i re taumaturghi sono passati da un pezzo e Masaniello non ha ancora cominciato a pisciare sul suo popolo, però non arriviamo, se possibile, allo stato imperialista delle multinazionali, a fare l’occhiolino ai pazzi e neppure alla Stasi di una rete gabbiata. Se possibile fuggiamo le occasioni prossime di peccato e non rompiamo i coglioni ai cani dormienti, che tutti lo siamo. Un Purgatorio paranoide è un linguaggio politico interessante ma logorante. C’è dentro anche il contrario della democrazia, c’è anche il contrario della libertà. Siamo la patria di chi a nome del popolo zittiva il popolo e gli individui, ma anche dei coerenti allucinati che ammutolivano alle gambe chi esprimeva opinioni contrarie. Non è un destino, naturalmente, e non siamo pazzi, ma richiamiamo i manipoli di sirene prima che risveglino mostri acquatici con la salamoia.

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