Renzi, attento a Sarkozy e a Morgante

Che Renzi sbalordisca per velocità, di pensiero e di esecuzione, e per energia è un fatto. Nel giro in fondo di pochi mesi è diventato leader di una minoranza interna al suo partito, macinatore di primarie, segretario del PD,  stressatore di presidenti del consiglio, presidente del consiglio, ha sbagliato il discorso della fiducia al Senato (Matteo, fai bene a cambiare il linguaggio stantio della politica, ma non erodere la funzione protettiva della retorica pubblica: non fare di quell’aula sorda e grigia il bivacco per manipoli di hashtag spiritosi) e ha corretto la rotta per il discorso alla Camera. Ieri per un attimo ho pensato che avrebbe annunciato di rassegnare oggi le dimissioni per potersi subito mettere al lavoro per un Renzi bis e progettare un tris (tipo produzione del Signore degli anelli). È vero che bisogna andare di fretta come la mamma che accompagna il bambino a scuola ogni mattina, ma anche la mamma alle 11 si prende il secondo caffé. Va bene il sindaco d’Italia, ma speriamo che non cominci anche a telefonare come papa Francesco, parroco d’Italia (a proposito, #francescostaisereno).

Ecco, a parte gli scherzi, a me pare che in questa nuova, fondamentale, fase della vita del paese, Renzi , che per molti aspetti è davvero l’ultima carta a disposizione, dovrebbe evitare come la peste l’attivismo pantagruelico fine a se stesso, dovrebbe sfuggire alla tentazione del sarkozismo, cioè di essere dappertutto, vicino a tutto, in pressione su tutto, tentare di risolvere tutto (e i francesi a Sarkozy rinfacciarono poi quel tutto che non riuscì a fare). Certo deve filare come un treno, ma deve cambiare registro comunicativo. Forse è arrivato il momento di trasformare stabilmente l’energia collettiva in cultura politica, di contribuire a far emergere una classe dirigente che nel paese c’è, ma che non ha ancora una concreta rappresentazione, di evitare che la personalizzazione si trasformi in un alibi collettivo per eventuali fallimenti, di aiutare la pancia anche a pensare. Sono necessarie diverse velocità, ci sono diversi livelli di azione. Ci aspettiamo i risultati. E ci vuole la forza di un gigante per ottenerne di significativi, con una maggioranza di quel tipo e con un sistema, quello parlamentare, che è fatto per stagnare; ma Renzi dovrebbe stare attento a non peccare di solitudine e di inutile attivismo comunicativo, a non trasformarsi nel gigante Morgante, che faceva da solo da albero della nave in tempesta e che affrontava i nemici col battacchio della campana, e che alla fine fu messo fuori uso dal pizzico di un granchietto.

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