Jacques Le Goff

La prima volta che lessi Jacques Le Goff pensai che la storia bisognasse scriverla in quel modo, con quell’apertura verso l’immaginario e il simbolico che entra nella scrittura stessa dello storico e le dà profondità. Per me, che allora leggevo la filosofia più che la storia, fu una scoperta e una conferma: oltre il concettuoso, di cui mi interessavo, che a volte lo rende possibile e lo precede e a volte invece lo supera ma raramente non lo sfiora neppure, c’è un universo mentale popolato di idee, di immagini, di colori, di paure, di umanità. La storia procede su livelli diversi, quasi su faglie di scivolamento, di diverse velocità, ma ha bisogno di tutti i registri del pensiero e della vita. Forse è per questo che il medioevo di Le Goff, il grande medievista che si è spento oggi all’età di 90 anni, che sapeva intrecciare il meraviglioso e il quotidiano in una scrittura che ha insegnato a molti, è sembrato a tanti di noi così vicino.

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