In ricordo di Jacques Le Goff

Il mio pezzo in ricordo di Jacques Le Goff uscito oggi per Il Sole 24 Ore:

C’è stato un tempo in cui la presunta oggettività della storia è stata vista come un semplice susseguirsi di avvenimenti, di battaglie, di fatti da mettere in fila, forse di ideologie e di passaggi di istituzioni. Per Jacques Le Goff la storia è stata invece una costruzione molto più complessa, che si dipana su molti livelli, su diverse velocità e durate. E le diverse temporalità degli avvenimenti, dei fenomeni sociali, delle “mentalità” richiedono uno studio aperto a discipline diverse e sempre pronto a mettere in questione assunti e metodi, ad affinare i propri criteri interpretativi e ad arricchire costantemente i problemi storici. La sua attività di medievista si è inscritta infatti nella grande tradizione storiografica francese degli Annales, che ha rinnovato studi e metodi. Professore a Lille negli anni ’50, poi ricercatore del Cnrs, poi ancora direttore all’Ecole Pratique des Hautes Etudes dopo Fernand Braudel e tra i fondatori dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (emanazione dell’Ecole Pratique), Jacques Le Goff porta a maturazione personale, innovandoli e ampliandoli, i temi e i metodi di quella tradizione. È del 1957 uno dei suoi lavori più noti, Gli intellettuali nel Medioevo, che ha aperto un campo nuovo di indagine e ha consentito di porre l’attenzione alle forme proprie della produzione intellettuale medievale. Molto presto manifesta anche un interesse marcato e duraturo per la nascita della cultura mercantile, per il valore simbolico del denaro e delle pratiche economiche, per il rapporto tra mondo del clero e spazio dei laici, per figure-chiave (il mercante, il chierico, il re) capaci di rappresentare un intero universo culturale. Nei decenni si aggiungono temi ulteriori, che danno vita a una produzione vastissima sorretta da una scrittura di grande chiarezza ed eleganza, dagli “exempla”, brevi narrazioni che hanno la funzione di fornire un modello morale nella predicazione, alla scoperta dell’immaginario, dallo sguardo sul contesto dell’università medievale – che non si svilupperà mai come studio della teologia e della filosofia medievali, ma che si declinerà autonomamente in alcuni dei suoi allievi più importanti come studio della scolastica come antropologia – al grande soggetto de La nascita del Purgatorio (1981).
I miti, i riti, il corpo e le sue rappresentazioni, la regalità, il meraviglioso intrecciato al quotidiano diventano altrettante linee direttrici, sfaccettate e tutt’altro che univoche, della sua “antropologia storica”. Ma Le Goff si dedica anche, quasi paradossalmente, alla puntualità della biografia. Basti citare il San Luigi del 1996. Luigi è, con san Francesco, il personaggio del XIII secolo su cui abbiamo maggiori informazioni di prima mano, «perché era un re e perché era un santo». Ma abbiamo il Luigi dei documenti ufficiali, il cristiano degli agiografi, il re della nazione francese, il re degli exempla, il re modellato sui generi letterari che lo definiscono. È davvero esistito san Luigi? – ci si chiede in chiusura con una lezione metodologica folgorante. È una biografia, sulla moglie Hanka scomparsa nel 2004, anche uno dei suoi ultimi libri e tra i più belli, Con Hanka. Dal colpo di fulmine in una Polonia del blocco sovietico in cui il giovane medievista è inviato da Braudel per stabilire una rete intellettuale con l’Est europeo, alle vicende di una vita insieme, lo storico Le Goff vuole scrivere questa volta la storia di un’individualità, quella della donna che ha amato per quarant’anni e – scrive – «amerò sempre ardententemente fino alla mia morte».

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