Prime volte

È la prima volta, a mia memoria e a mio sentimento, che un progetto politico chiaramente sbagliato, ambiguo, equivoco, pieno di rischi, com’è per me quello dei 5 stelle, capace di bloccare il paese per un tempo lungo e di rendere difficili progetti alternativi, al suo apparire repentino sulla scena politica, nell’economia generale di un’elezione importante, pur facendo un ottimo risultato oggettivo, non riesce a sfondare e tanto meno a porre al centro di tutta la vita politica la famosa pancia degli italiani. Un punto di svolta nell’autorappresentazione del nostro paese?

Senza partito preso

Si dice sempre ed è sempre vero: questa è stata una delle campagne elettorali più brutte e più povere. Le campagne elettorali sono ormai da tempo una sorta di format fisso, con le loro tecniche di riempimento di spazio dei giornali, dei tempi in televisioni, con le prese di distanza, la restrizione del dibattito a meccanica ira di Dio, le poste in gioco al minimo e le parole al massimo.

Sì, lo so, bisogna attaccare qualcuno, anche del proprio partito; bisogna radicalizzare (che vuoi, siamo in campagna elettorale); poi c’è la tecnica in voga da sempre e ormai sempre più perfezionata del promettere qualcosa che non esiste e quindi non va neppure ben spiegato (ma la Padania che fine ha fatto?) e attaccare quello che esiste; vanno mobilitati i propri e scatenate tutte le appartenenze, tutte le questioni di principio, tutte le frustrazioni che certo non ci mancano. Poi è necessario personalizzare lo scontro e attaccare i personalismi, ovviamente tutto insieme, sospendere il principio aristotelico di non contraddizione, fare la lista dei buoni e dei cattivi, gridare allo scandalo, costringere chi ascolta a parteggiare, a negare le evidenze, ad avere antipatie o simpatie assolute: è un misto di Game of thrones e di rivoluzione francese (come la intendono i Wu Ming nel loro ultimo libro), io aggiungerei anche un po’ di Colonna infame e il clima storico-pop-letterario mi parrebbe completo.

Ma in tutto questo non c’è posto per chi non abbia un partito preso, cioè per chi magari sa già per chi votare o sa già per chi non votare (nel senso che si astiene non per fellonia civile, ma per un sacco di motivi suoi), e però vorrebbe sentire un dibattito che gli spieghi qualcosa, che lo faccia crescere, vorrebbe afferrare qualche concetto che questa volta non gli farà cambiare crocetta, ma che gli semini qualche idea nuova. Ci sono i votanti, ci sono quelli che non votano, ma nessuno pensa ai senza partito preso.

Non sappiamo nulla di quei grandi progetti strategici europei a medio e lungo termine (per esempio nella ricerca e nelle infrastrutture) di cui si legge in qualche trafiletto; non sappiamo neppure bene come funzionino le istituzioni europee; non c’è chi racconti cosa c’è in gioco nella diversità europea, senza agiografie e senza revanscismi da filmetto; nessuno che osi neppure più proporre il tema della cultura europea.

Per tutto questo non c’è spazio, perché la comunicazione politica e mediatica ha da tempo considerato queste esigenze troppo onerose e poco efficaci nello stimolare il voto.

Allora io faccio una proposta. La prossima volta la campagna elettorale la facciamo dopo. Prima votiamo, così, zitti zitti, e poi facciamo la campagna elettorale. A partiti già presi, ma senza partito preso.

Liceo Italia

Fra tutti gli stupori che ci possono assalire, quello del voto di protesta, del voto populista, del voto che non prende in considerazione le soluzioni dei problemi, ma solo le scorciatoie immaginarie, i differimenti, i benaltrismi, è davvero lo stupore più consunto e convenzionale.

Sono vent’anni che sento parlare di voto di protesta – ma esiste davvero? – e che i presunti protestari votano puntualmente personaggi che propongono di amministrare il paese come i protagonisti di “Cucine da incubo” gestiscono il loro ristorante prima che arrivi Gordon Ramsay.

Può essere che ci siano masse di votanti per protesta che davvero non s’accorgono che è una perdita di tempo? Ci sono milionate di persone che si dicono da vent’anni “No, davvero, questa volta protesto!”? E non succede mica solo da noi. In altri posti ci sono politici che prima di parlare ascoltano i creazionisti, o altri che se gli chiedi quale personaggio li ispira ti rispondono: “Giovanna d’Arco”. E perché li votano? In TV dicono per protesta.

Ma il fatto è che quel tipo di voto fa ormai parte del gioco democratico, delle forme della comunicazione, del linguaggio convenzionale della politica, dell’adolescenza permanente che una democrazia come la nostra si è concessa. E ormai un po’ ce lo si aspetta, un po’ di voto di protesta e di “tutti a casa” ci vuole. È un po’ come le occupazioni studentesche delle aule dei licei: non servono a niente, ma fanno parte del trasgressivo tollerato, sono il passaggio finto rivoluzionario che ci dà accesso pieno al conformismo, ci fanno perdere tempo, tanto e prezioso, ma ci danno l’impressione di contare qualcosa e ci tranquillizzano, poi papà capirà. Certo c’è chi ci marcia, chi ci costruisce carriere e stipendi, e interi gruppi e ceti che dall’immobilismo che è conseguenza del non risolvere nulla ci ricava vantaggi e rendite. Certo è un voto che non va assecondato, al cui linguaggio bisogna resistere e ai cui contenuti, quando sono pericolosi, bisogna rispondere con il pragmatismo delle azioni, dei programmi, della razionalità, ma per favore non stupiamoci ogni volta, tanto il voto di stupore non esiste.

Medievalia a Parigi

Per chi si occupa di filosofia medievale la settimana che comincia a Parigi è particolarmente ricca. Dalla giornata Pro et Contra al Collège de France, alle giornate Pierre Abélard, per i cui dettagli consiglio di seguire il blog Pariscope Médiévale  che informa su tutte le manifestazioni medievistiche filosofiche e non solo a Parigi, alla giornata Incipit di sabato, con la presentazione e la discussione di alcuni libri usciti durante l’anno. Qui il programma, che comprende anche una discussione del mio Marsilio da Padova uscito per Carocci (e tanti altri libri dell’anno).

Incipit

Nell’ambito della giornata Incipit organizzata tutti gli anni alla Sorbona su lavori di medievistica (per lo più filosofica) usciti durante l’anno, verrà discusso anche il mio Marsilio da Padova (Carocci, Roma 2013). Ringrazio molto gli organizzatori e i relatori. Qui il programma, molto ricco, della giornata (che è aperta a tutti).