La palla è rotonda

Non si può guardare una finale di coppa del mondo senza tifare per qualcuno. E a mano a mano che ci avvicinavamo mi sembrava chiaro che per me la squadra da tifare dovesse essere la Germania.

Diciamo la verità: non smetteremo mai di ammirare i tedeschi, e di rispettarli profondamente, pur non riuscendo ad amarli del tutto, e la loro squadra nazionale ci sembra così simile all’idea che ci siamo fatti di loro. Quadrata, organizzata, con guizzi di classe che nascono da disegni più ampi, collettivi, all’unisono. Adesso che indossano meno quella brutta maglietta bianca con i riverberi neri e oro, colori che addosso ai tedeschi c’hanno sempre inquietato, e hanno optato per una maglietta che sembra quella del Flamengo, sembrano anche più simpatici, più umani, più creativi, come in realtà sono. Sì, perché i tedeschi sono un popolo di gente disponibile, aperta, intelligente; le loro città sono accoglienti, smart, si respira sempre aria di libertà. E ricordo ancora con quale meraviglia mi accorsi, avendo lavorato alcuni anni in Germania e sarò sempre grato a quel paese, di quanto i tedeschi amassero gli italiani (forse non riuscendo a rispettarli del tutto), di quanto questi due popoli siano sempre a un passettino da una mutua e gioiosa integrazione, dal cominciare una storia insieme, dall’ispirarsi a vicenda.

Se poi entriamo nel merito di quello che abbiamo visto al Mondiale, non possiamo non riconoscere che sono i più forti, forse anche i più belli, che il loro arrivo in finale è stato meritatissimo e che forse si può anche perdonare loro la profanazione del mito brasiliano. Sarebbe una bella cosa, una bella cosa per tutti, se vincesse il migliore, se vincesse la squadra che arriva sempre fino in fondo. Ecco, in finale la Germania è la squadra da tifare.

Eppure il tifo è irrazionale, perché il calcio è fatto della stessa sostanza dell’impossibile e della meraviglia, per questo piace ai bambini e in certo modo li preserva. Del resto di questo mondiale ci rimarrano certamente impresse le immagini del pianto disperato del bambino brasiliano in una semifinale, e di quello olandese inconsolabile nell’altra. Ispirato da quei due bambini ho deciso allora che tiferò la squadra che avrei tifato se fossi bambino, senza timori di emozioni superficiali e di luoghi comuni inevitabili. In fondo è il calcio. E allora penso che il primo mondiale che mi ricordo di aver visto in tv è quello d’Argentina, con una strana sigletta ad aprire le partite, e di aver assistito alla sconfitta italiana con l’Olanda insieme a un nonno che non c’è più; ricordo uno zio d’America che si sposò in Argentina e di un cugino (mai visto e mai sentito) nato a Buenos Aires; penso all’elemento un po’ retorico e un po’ falso (e zeppo di senso di superiorità e di ambiguità, bisogna dirlo), del debole che batte il forte, del disorganizzato geniale che vince con il guizzo (però quanto male ci ha fatto e ci fa ancora quest’idea falsa del genio e sregolatezza); penso all’azzurro bellissimo della divisa sportiva di una delle due squadre (peraltro la divisa sportiva argentina è sempre spudoratamente anni ’70, c’avete fatto caso?); penso ovviamente al tango (il ballo, ma soprattutto il pallone) e anche un po’ al Garibaldi sudamericano e ad Anita delle scuole elementari, che poi sono Sandokan e Marianna.

Soprattutto penso che la palla è rotonda, come il mondo, e tutto può succedere. E allora mi scuso, e bambinamente tifo Argentina.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...