Il resto verrà

Non se ne può più di sentir parlare di profondità, di autenticità, di contenuto, di cose che importano davvero, di quello che sta sotto e di quello che sta dietro. Stiamocene contenti nelle nostre superfici, nella varietà delle nostre apparenze, con i colori e le qualità secondarie. In fondo Achab rompeva i coglioni a Moby Dick solo perché era bianca, lo diceva lui, e ci sono abbastanza poliedri, e non poco irregolari, su cui arzigogolarci. E il grido non è esteriore? E le carezze? Gli scannamenti non sono quello che vediamo e già vediamo molto? Stiamocene all’erta tra le nostre superfici. Il resto verrà.

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