AAA chiarimento offresi

Devo ammettere che il post “AAA lavoro serio cercasi” sembra essere andato fuori bersaglio, almeno a giudicare da alcune email che ho ricevuto e da qualche metaforica pacca sulla spalla.

Il post si rifaceva implicitamente a un vero annuncio che nel 1969 Paolo Prodi, grande studioso della modernità, pubblicò su un quotidiano e che cominciava con le parole “Giovane barone deluso in cerca di attività lavorativa…” e proseguiva denunciando, in poche righe e nella forma dell’annuncio (non ho trovato in rete il testo completo), il preoccupante stato dell’università italiana del tempo. In certo modo si trattava di una geniale trovata di storytelling ante litteram che diede vita a un dibattito, ma per fortuna non a un cambiamento di lavoro di Prodi.

Io non solo non sono ordinario, ma non ho neppure una posizione permanente e quindi il problema del cambio di mestiere è per me sempre all’ordine del giorno, ma come mi pareva ovvio la mia era una provocazione e miei personali destini non credo siano di pubblico interesse (poi, certo, essendo in scadenza prossima di contratto, se qualcuno mi vuole offrire un lavoro sono molto reattivo).

Il dibattito sugli esiti delle riforme universitarie che sono entrare a regime in questi mesi è però ricominciato, soprattutto perché una serie di leggi e regolamenti hanno di fatto chiuso la speranza a chi non è già inserito stabilmente nei ruoli accademici di poter ambire a una posizione qualsiasi in un’università. Non è il solito piagnisteo (chi mi legge sa che sono sempre stato del tutto allergico a certe forme di lamentela corporativo-accademica), ma si era atteso questo grappolo di riforme (dalla valutazione della ricerca scientifica alle abilitazioni scientifiche al reclutamento) come davvero l’ultima possibilità per credere nell’università italiana (intesa come posto dove poter lavorare, fare ricerca e formazione). Purtroppo il risultato è una serrata vera e propria – e i tagli non c’entrano (qui alcuni motivi di questo spiegati in modo semplice) – che rende tecnicamente di fatto impossibile a chiunque sia fuori dall’università italiana, o perché lavora all’estero o perché è precario, sperare in un riconoscimento professionale che lo porti ad avere una cattedra. E questo al di là di qualsiasi merito.

Di sicuro chi ha fatto ricerca per anni anche con contratti vari a tempo, soprattutto se è riuscito ad affacciarsi sulla scena internazionale ed è riuscito ad avere una certa libertà di movimento o accesso a fondi europei e a progetti interessanti, non ha perso tempo e di sicuro ha visto cose belle e gratificazioni (quien te quita lo bailado? potremmo dire con il detto argentino), ma la messa a regime delle riforme, per come è stata interpretata negli ultimi mesi e perdendo pezzi qualificanti sta determinando conseguenze negative, pur essendo partita da un impianto che pareva poter migliorare molto.Certo si potrebbe ancora porre qualche rimedio, temo fuori tempo massimo (qui ne proponevo alcuni, già molti mesi fa, quando il quadro si stava delineando e da allora la situazione è peggiorata, con l’affondamento dei posti da ricercatore a tempo determinato con tenure track), ma interessa a qualcuno?

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