I politici che citano Frank Underwood

Certo, bisogna ammetterlo, è molto divertente quando i politici citano Frank Underwood, spesso in modo sapiente e ben costruito. Obama twittò il memorabile “Oggi c’è House of Cards. No spoilers, please“, ma non contento parlò poi del suo omologo della serie tv in varie interviste e in un video recente ne ha fatto pure l’imitazione per poi dire (ironicamente) “Underwood ha imparato da me“. Hillary Clinton l’aveva preceduto – e battuto in partenza – facendo un video, con Kevin Spacey, per fare gli auguri al marito Bill. Il risultato era stato una specie di mise en abyme perché Spacey interpretava Underwood e parlava al telefono con Hillary, ma facendo l’imitazione di Bill. In Italia sappiamo della passione di Renzi per House of Cards, mentre Letta cita la serie due volte nel suo libro in uscita e addirittura poche ore fa Michele Emiliano ha twittato, ironico, a Frank Underwood chiedendogli di dare una mano agli avversari del centrodestra in Puglia (ricevendo anche risposta).

Trovate geniali di comunicazione, certo, in cui lo scambio tra il pop e la politica sembra andare nei due sensi, ma che hanno anche una loro incongruità. House of Cards pullula di citazioni e riferimenti letterari, teatrali, colti. Il braccio destro di Underwood calma la sua ansia ascoltando alcuni brani di una storia che sua madre gli leggeva da piccolo e che è lo straordinario incipit del Racconto di due città di Dickens (citato peraltro nel memorabile discorso con cui il democratico Mario Cuomo attaccò Ronald Reagan), che in effetti sembra scritto oggi; Underwood si muove in un contesto da Riccardo III, si nutre di passioni shakespeariane e la moglie appare, a volte, come una Lady Macbeth (come tutti hanno notato); Machiavelli è fondamentale anche nella prima scena in assoluto della serie, quella del cane (che è una vera e propria lezione di filosofia politica). Insomma House of Cards è una serie (almeno le prime due stagioni) che si interroga sulla natura della politica e che convoca tutte le fonti disponibili e il personaggio di Frank Underwood è capace di rendere persona e dunque semplice e fruibile le idee sulla complessità e l’ambiguità del potere.

È qui la leggera incongruità. Frank Underwood, come personaggio di una serie tv, è popolare e profondo perché parla come parlerebbe il principe di Machiavelli, come parlerebbe Marco Antonio, come parla l’incipit di un romanzo di Dickens, cioè parla come raramente i politici sanno parlare (anche se a volte lo fanno). I politici che citano Underwood, quando citano Underwood, parlano invece come chi sta citando una serie tv.

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  1. Pingback: A Popsophia a parlare di House of Cards (che ci dice anche altro) | GianlucaBriguglia I'm no Jack Kennedy

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