Grazie a Fahrenheit

Qui il link al podcast della mia partecipazione alla trasmissione “Fahrenheit. I Libri e le Idee” di Rai Radio 3 di oggi. (Che bella la radio).

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Medioevo tricolore

Il Medioevo, come oggetto storico, è da sempre sottoposto a interpretazioni contrastanti e a giudizi di valore di segno opposto ed è spesso capace di fungere da campo di battaglia tra ideologie diverse e tra differenti progetti culturali e politici.
Il Medioevo è stato, ed è tuttora, un serbatoio di rappresentazioni, di concezioni, di luoghi comuni potenti e creativi che hanno contribuito a definire identità – sempre in equilibrio tra storia e invenzione -, a creare spazi di fuga e di confronto, addirittura a pensare il futuro…

Il resto del mio pezzo per la domenica del Sole 24 Ore qui di seguito (cliccando l’immagine s’ingrandisce):

medioevo tricolore

Basta con queste svastiche

Dopo mesi in cui ci siamo sorbiti il dibattito pseudoweberiano sui protestanti che sarebbero inflessibili (che poi zone chiave della Germania come la Baviera e il Reno sono storicamente in prevalenza cattoliche e i germanofoni sono in maggioranza cattolici, se includiamo gli austriaci) e i cattolici che sarebbero lassisti (che poi i greci non sono cattolici, ma ortodossi), adesso siamo passati direttamente alle svastiche. La Merkel coi baffetti da Hitler l’avevamo già vista, così come Schaeuble in divisa da SS, adesso circolano nei social anche la bandiera europea con le stelle a fare la svastica, la foto (originale) della svastica sul Partenone e naturalmente il disvelamento di tutti gli arcana mundi di un capitalismo mondiale, ma di impronta germanico-nordica, che si accanisce sulla Grecia della marionetta e traditore del popolo Tsipras.

Io quest’evocazione della svastica e del nazismo la trovo offensiva e miserevole. Può darsi che mi sbagli, ma la trovo un’offesa immonda nei confronti di chi la svastica l’ha vista e l’ha subita davvero. Miserevole quando l’argomento “ad Hitlerum” viene utilizzato da intellettuali, da giornalisti, da personaggi televisivi che nel sottopancia fanno mettere “filosofo” e per lucrare due copie di libri venduti in più e quattro “I like” squalificano la loro stessa professionalità. C’è chi ci insegna che per la nostra attenzione collettiva ai dati dell’economia e della finanza siamo affetti da “cretinismo economico” e si dimentica del cretinismo tout court, c’è chi ci evoca la banalità del male e si dimentica la banalità di ciò che è semplicemente banale e frustro e non arriva neppure al livello dell’ideologico, c’è chi parla di “eurolager” e di pogrom eurocratico bestemmiando il senso della storia e utilizzando quella che al più può essere una (pessima) metafora come fosse una stringente analogia storica.

L’Europa è in crisi profonda? Sì. La leadership europea sta dando una prova di fragilità, mancanza di coraggio, inconsistenza? Sì. Tempi difficili e confusi sono davanti a noi? Sì. La Germania si è mostrata rigida, stupida, senza una visione lungimirante? Sì. Ma smettiamola con l’idiozia delle svastiche e dei nazismi. Il rischio (che per qualcuno è un desiderio) è quello di attaccare l’Europa (di cui la Grecia fino a prova contraria è parte integrante) per altri motivi, per altre voglie, per altre nostalgie, per altre irrazionalistiche pulsioni. Non è un caso che molte forze politiche europee che hanno elogiato Tsipras due settimane fa, oggi reagiscano stizzite al fatto che la Grecia non sia uscita dall’Europa e che non abbia determinato quel caos che speravano. O c’è qualcuno che pensa che Marine Le Pen (che di svastica in famiglia ha sentito parlare) o Salvini sperassero davvero in un taglio del debito e nel rafforzamento dell’euro e dell’unione? Sono questi i democratici amici dell’Europa?

Trovo inoltre paradigmatico un articolo di Berardi Bifo che sta circolando in queste ore su internet (pubblicato sulla peraltro ottima e storica rivista Alfabeta2) che dichiara – per provocazione? per intensificazione di toni? per convinzione? – che “con gli strumenti della democrazia non se ne esce”, che “la strada della democrazia è chiaramente preclusa”. Ovviamente è la Germania, “un paese che in fatto di terrore ha un’esperienza consolidata”, che si sarebbe incaricata di terrorizzare la Grecia per imporre la finanza globale, cioè di fatto, se capisco bene, per manomettere le democrazie europee (quindi se capisco non c’è via democratica contro l’antidemocratico dispositivo europeo? Che conseguenze devo trarne? Siamo ancora a questo tipo di analisi?). Del resto, dice Berardi Bifo, “mentirei se dicessi che il mio subconscio riesce a distinguere oggi tra la parola Germania e la parola nazista”. Fin qui Berardi Nifo, del cui subconscio si occuperà, nel caso, il suo psicanalista.

Quello che mi pare di registrare (senza attribuirlo a Berardi ovviamente) è il rischio di un ragionamento circolare: si parte dalla svastica per dare a intendere che la democrazia non esiste più, che l’Europa è un eurolager, che ci sono dei nazisti eurocrati e nazionalisti contro dei buoni patrioti e si arriva inevitabilmente ad attaccare le istituzioni europee in quanto tali, non per migliorarle o renderle più efficaci e anche più rappresentative, ma per abolirle. Ma non è lo schema classico di ogni fascismo?

Propongo il rito viterbese

Sulla trattativa greco-europea, oltre a inevitabili cali di fiducia tra i negoziatori e una serie di nodi che vengono al pettine, si stanno chiaramente scaricando problemi interni a vari paesi, egemonie mal maturate, paure elettorali, deficienze procedurali, varie ed eventuali. Ora, siccome questa storia va avanti così da sei mesi, per non dire da cinque anni, io a questo punto tra il rito greco e il rito germanico proporrei il rito viterbese.

I viterbesi nel 1260 inventarono il conclave, che regola ancora l’elezione papale. Siccome i cardinali ci mettevano mesi e anni per eleggere il papa e i cittadini di Viterbo si erano stufati di mantenerli nella loro città (si erano riuniti lì), li chiusero tutti in una chiesa cum clave, a chiave, tenendoli a pane e acqua senza farli uscire e senza farli comunicare con l’esterno e addirittura scoperchiarono il tetto della chiesa in modo che fossero esposti al sole e alla pioggia.
Ecco, per dire, possiamo fare la stessa cosa con l’eurogruppo che cominciamo a non poterne più?

Al Festival di Popsophia a parlare di House of Cards (che ci dice anche altro)

“Mai rivelare un segreto a un coccodrillo se pensi di insegnargli a parlare”, dice Franck Underwood. Ma noi non abbiamo alcun segreto da rivelare, solo una speriamo piacevole chiacchierata su House of Cards (e il naufragio del potere) che sarà stimolata dalle domande di Salvatore Patriarca, venerdi 10 Luglio alle 22.30 a Pesaro, al Festival del Contemporaneo di Popsophia, nella sezione Philofiction. Parleremo del citatissimo (e troppo dai politici) Underwood, naturalmente, ma anche di Machiavelli, di Giulio Cesare (quello di Shakespeare), di un memorabile incipit di Dickens, e non diremo mai che “la democrazia è sopravvalutata”, ma semmai, questo sì, che “l’immaginazione è una grande forma di coraggio”.

Non è un post sui Greci

Sui social network in queste ore non si parla d’altro che di “democrazia” e di come salvare la Grecia. Il referendum greco ha fatto dei social e di internet un mare ribollente di onde di opinioni definitive, di mobilitazioni in 140 caratteri, di indignazione. C’è chi ha lanciato una vera e propria campagna di crowdfunding per pagare il debito greco: se ogni cittadino europeo pagasse 3 euro il problema sarebbe in gran parte risolto. L’iniziativa è interessante e meritoria (almeno ci si chiede qualcosa di concreto), ma direi che quei 3 euro, in un mondo normale, si chiamerebbero tasse, che sono poi quelle che abbiamo già pagato per prestare i soldi alla Grecia, dove Tsipras ritiene non degno portare l’IVA allo stesso livello di altri paesi europei. Ho letto anche una lettera di solidarietà ai Greci da parte dei ricercatori italiani (molto sottoscritta) che si augura che possano votare in autonomia, senza condizionamenti, e si spera però che votino No (senza condizionamenti, appunto). A quel punto si assicura tutto l’appoggio e la solidarietà dei firmatari (quindi armiamoci contro le demoplutocrazie e partite). Insomma non c’è Troika che tenga: questa volta il popolo deciderà e si farà artefice del proprio destino. Seguono considerazioni sulla missione storica del popolo che ha inventato le parole “filosofia” e “democrazia”. Nessuno ricorda che ha inventato anche le parole “sofisma” e “demagogia” (la grandezza sta nell’aver inventato le une e le altre e nell’aver individuato la profonda ambiguità di quei processi del pensiero e della politica). Su “la parola ai Greci” (principio sacrosanto) ci sarebbe poi da discutere. Il governo legittimamente eletto non è riuscito di fatto a negoziare una soluzione, cioè non ha governato (“governare”: altra parola greca che significa sapere tenere il timone di una nave. E Tsipras con Putin ha parlato di mare grosso, di tempeste, di trovare nuovi porti, ma non ha parlato di tenere il timone per fare tutto questo). Cede dunque ora il timone ai marinai. Ed è curioso, in questa fase i due interlocutori sono la Troika e il popolo greco. A me parrebbe un deficit di democrazia (quanto meno di democrazia rappresentativa) in un momento che è decisivo per tutti. Ma non basta. Il referendum (ma poi ci sarà davvero?) è stato deciso in una notte e fissato per la settimana successiva (pensate che cosa direbbero gli italiani che sostengono il referendum greco se oggi Renzi decidesse di indire un referendum per martedi prossimo). Non solo, nel momento in cui è stato indetto, il governo ha chiesto di votare No, paventando dimissioni, crollo della dignità nazionale, disastri vari in caso contrario. Nel giro di 6 giorni, anzi meno, perché il quesito è stato reso noto due giorni dopo l’indizione del referendum, senza preavviso e senza potersi organizzare, su un tema così drammatico, i sostenitori del Sì dovrebbero dunque sostenere una campagna referendaria (e senza contare che il governo greco sta ancora negoziando e il quesito rischia di non essere neppure coerente con lo stato reale delle proposte). Come è stato notato, non si tratta di un vero referendum, ma di un plebiscito (di quelli che la nostra costituzione non ammette). In ogni caso non mi pare un esercizio clamoroso di democrazia. Insomma il grillosalvinismo (che è di destra e di sinistra) nei social è vivo e lotta insieme a noi. I Greci, per il momento, sono invece da soli.