Non è un post sui Greci

Sui social network in queste ore non si parla d’altro che di “democrazia” e di come salvare la Grecia. Il referendum greco ha fatto dei social e di internet un mare ribollente di onde di opinioni definitive, di mobilitazioni in 140 caratteri, di indignazione. C’è chi ha lanciato una vera e propria campagna di crowdfunding per pagare il debito greco: se ogni cittadino europeo pagasse 3 euro il problema sarebbe in gran parte risolto. L’iniziativa è interessante e meritoria (almeno ci si chiede qualcosa di concreto), ma direi che quei 3 euro, in un mondo normale, si chiamerebbero tasse, che sono poi quelle che abbiamo già pagato per prestare i soldi alla Grecia, dove Tsipras ritiene non degno portare l’IVA allo stesso livello di altri paesi europei. Ho letto anche una lettera di solidarietà ai Greci da parte dei ricercatori italiani (molto sottoscritta) che si augura che possano votare in autonomia, senza condizionamenti, e si spera però che votino No (senza condizionamenti, appunto). A quel punto si assicura tutto l’appoggio e la solidarietà dei firmatari (quindi armiamoci contro le demoplutocrazie e partite). Insomma non c’è Troika che tenga: questa volta il popolo deciderà e si farà artefice del proprio destino. Seguono considerazioni sulla missione storica del popolo che ha inventato le parole “filosofia” e “democrazia”. Nessuno ricorda che ha inventato anche le parole “sofisma” e “demagogia” (la grandezza sta nell’aver inventato le une e le altre e nell’aver individuato la profonda ambiguità di quei processi del pensiero e della politica). Su “la parola ai Greci” (principio sacrosanto) ci sarebbe poi da discutere. Il governo legittimamente eletto non è riuscito di fatto a negoziare una soluzione, cioè non ha governato (“governare”: altra parola greca che significa sapere tenere il timone di una nave. E Tsipras con Putin ha parlato di mare grosso, di tempeste, di trovare nuovi porti, ma non ha parlato di tenere il timone per fare tutto questo). Cede dunque ora il timone ai marinai. Ed è curioso, in questa fase i due interlocutori sono la Troika e il popolo greco. A me parrebbe un deficit di democrazia (quanto meno di democrazia rappresentativa) in un momento che è decisivo per tutti. Ma non basta. Il referendum (ma poi ci sarà davvero?) è stato deciso in una notte e fissato per la settimana successiva (pensate che cosa direbbero gli italiani che sostengono il referendum greco se oggi Renzi decidesse di indire un referendum per martedi prossimo). Non solo, nel momento in cui è stato indetto, il governo ha chiesto di votare No, paventando dimissioni, crollo della dignità nazionale, disastri vari in caso contrario. Nel giro di 6 giorni, anzi meno, perché il quesito è stato reso noto due giorni dopo l’indizione del referendum, senza preavviso e senza potersi organizzare, su un tema così drammatico, i sostenitori del Sì dovrebbero dunque sostenere una campagna referendaria (e senza contare che il governo greco sta ancora negoziando e il quesito rischia di non essere neppure coerente con lo stato reale delle proposte). Come è stato notato, non si tratta di un vero referendum, ma di un plebiscito (di quelli che la nostra costituzione non ammette). In ogni caso non mi pare un esercizio clamoroso di democrazia. Insomma il grillosalvinismo (che è di destra e di sinistra) nei social è vivo e lotta insieme a noi. I Greci, per il momento, sono invece da soli.

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