PPP

Di Pasolini, ucciso 40 anni fa, si possono dire tante cose, di segno opposto.
A me colpisce soprattutto il suo essere un intellettuale del tempo dei media. È stato uno scrittore e un poeta, non saprei dire di che qualità (ma Ragazzi di vita ti spiega almeno le forme di una certa visione del paese dei 30 anni successivi, da certi film popolari, che ne sono l’inversione, a certi giornali e pure certi esausti dibattiti ormai lontani), ma è stato un regista, un editorialista, uno che ha collaborato con la Rai, in certo senso inventore, credo cosciente, del personaggio mediatico dell’intellettuale, della personalizzazione mediatica della cultura, con anche la sua capacità di essere diretto e comprensibile, visivo e conclusivo.
In questo senso ha creato una forma nella quale stiamo ancora dentro tutti, compresi quanti, direi giustamente, lo criticano per certi aspetti del suo pensiero e per quelle movenze intellettuali che dopo di lui sono diventate caricature (in fondo proprio di lui e di pochi altri) e che a lui vengono attribuite come modello.

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