Panettone (et vin chaud) time

Qui a Strasbourg il primo semestre è finito. Non siamo dei Jack Kennedy, ma abbiamo parlato insieme di religione e politica, di Agostino e Machiavelli, di Hobbes e Marsilio e di tante altre belle cose.

Merci à tout le monde : on a parlé de beaucoup de choses, de religion et politique, de philosophie, de France et d’Europe (d’Italie aussi) et moi aussi j’ai appris beaucoup. Bonnes vacances (et on se voit pour les examens…).

natalealsazia

Guerre stellari

Siccome non si parla d’altro, sono inevitabilmente passato anch’io al lato oscuro della forza e ho colmato le (grosse) lacune che avevo su Star Wars.
Avevo visto solo i primi due (1977, 1980) e al cinema. Della visione del primo (avevo 7 anni) ricordo la pesantezza delle tende di velluto per accedere alla platea del cinema che doveva essere, ma posso sbagliarmi, l’Arcobaleno, o il De Amicis, di Milano. Del film ricordavo solo un gran casino (gradevole) di effetti speciali e di musica e un clima di buio generale. Del secondo non ricordavo nulla, se non la scena “Luke, sono tuo padre”.

Ricordo però benissimo l’impatto mediatico del film. “Guerre stellari” e “scudo stellare” fu chiamato nel linguaggio giornalistico il programma di difesa satellitare messo in piedi da Ronald Reagan nei primi anni ’80 e che fu l’inizio della fine dell’Unione Sovietica. Inutile dire che per me quando si parlava dell’URSS come impero del male il riferimento diretto era all’imperatore di Star Wars. Quando Reagan disse che l’Unione Sovietica non era più l’impero del male, anni dopo, mi sarei aspettato di vedere Dart Fener togliersi la maschera e fare un bel sorriso.

Ma gli altri film non li vidi. Il Ritorno dello Jedi mi sfuggì e Star Wars passò per me nel mondo dei film belli, ma antiquati, come i Superman, i Krull, gli Excalibur, oggi inguardabili, o addirittura (so che gli appassionati di Star Wars mi insulteranno) come Flash Gordon, il film di fantascienza del 1980 più improbabile della storia (ma era un kolossal, con buon cast e colonna sonora dei Queen).

All’uscita della trilogia prequel non ricordavo più la trama e mi sembrava tutto un ripescaggio inutile di un vecchio successo da sfruttare, come certe reunion patetiche di vecchie glorie del rock, e non seguii più nulla.

Per farla breve, ho scoperto solo qualche giorno fa che Dart Fener era morto nel 1983 e che non era un vero e proprio mostro. Non sapevo neanche che si fosse pentito in punto di morte (anche perché, appunto, pensavo che fosse ancora vivo e lottasse insieme a noi).

Insomma ho guardato ora i sei film e naturalmente mi sono imbattuto nella fondamentale questione “in che ordine vederli?”, con tutte le teorie che ne discendono (“prequel-sequel”, “cronologico”, “machete”, “da me decidono i bambini”, “fa’ un po’ come cazzo ti pare”).

Per me c’è solo un modo, cioè vederli nell’ordine in cui sono usciti al cinema, dal 1977 al 2005. L’obiezione che mi hanno fatto tutti è naturalmente che si deve seguire la cronologia della storia, quindi prima gli ultimi 3 e poi i primi 3 (l’ordine a machete sto ancora cercando di capire quale sia). Ma se Guerre Stellari ha cambiato il mondo del cinema e del genere (e anche molto di più), allora mi pare più interessante vederli nell’ordine in cui il mondo li ha visti e ne è stato cambiato. Non solo Reagan non ha visto il prequel, ma se l’episodio del 1977, oggi considerato inguardabile, fosse andato male al botteghino, gli altri 6 non sarebbero neppure mai usciti.

Ma l’elemento più importante è che non è tanto la cronologia della storia in sé ad essere interessante, ma l’ordine in cui la storia è raccontata. Per carità, sarò influenzato da certe teorie esegetiche di autori medievali (peraltro vestiti probabilmente come i personaggi di Guerre Stellari), secondo cui il vecchio testamento si capisce solo a partire dal nuovo testamento, cioè dal fatto che tutti i lettori sanno che il protagonista è venuto sulla Terra ed è morto e risorto, ma mi pare che il fatto che la storia sia raccontata come un dopo e un prima mi pare la cosa più spettacolare (e soprattutto perché questo lo sappiamo solo dal quarto film prodotto).

Insomma, già è un grande colpo di scena al terzo film (1983) sapere che alla fin fine Dart Fener è un povero infelice, che muore e si pente (e potevamo chiuderla lì), ma è solo grazie a questo che il quarto film apre una storia successiva, che in realtà è precedente, in cui scopriamo che un supercattivo aveva un passato di bambino gioioso (magari un po’ ipercinetico). L’antefatto drammaturgico del suo essere dopo, cioè prima, cattivissimo rende la storia commovente. Se la vediamo invece secondo l’ordine interno della storia (cioè prima il sequel), si tratta solo della storia di un bambino che da adulto diventa uno stronzo. E questo non è commovente, è la triste realtà delle cose.

È proprio il salto del prima di cui tutti sanno già il dopo che rende gli ultimi tre episodi sopportabili  (oltre al mito extracinematografico del film, ovviamente. e alla grancassa degli appassionati irriflessi), perché diciamo la verità, alcuni episodi, se non sapessimo che tutto punta a quello che sappiamo già dagli anni ’80 (almeno voi, io l’ho scoperto due giorni fa), con queste scene interminabili di guerre e battaglie tutte uguali, con questi personaggi quasi tutti tagliati con l’accetta (a volte letteralmente), sarebbero un po’ come la corazzata Potemkin, nel giudizio di Fantozzi ovviamente (c’è anche un tema molto interessante,  presente già nei primi episodi, ma che esplode negli ultimi, del rapporto tra uomini e macchine, droidi e compagnia, che però è lasciato a se stesso, non influisce su alcunchè).
Insomma per me gli episodi più belli, nell’ordine in cui li ho visti io e ho spiegato, sono il terzo (morte di Dart Fener) e il quarto (Anakin Skywalker bambino. Peraltro da adulto è il sosia di Valentino Rossi), proprio in quello scarto commovente tra il cattivissimo e il bambino che era e che si è perduto e forse il sesto (l’ultimo uscito), ma solo perché finalmente ce l’abbiamo fatta.

La storia però ora è finita di nuovo. Non a caso per riaprirla hanno dovuto richiamare Luke, Leila e Indiana Jones.

(Qui di seguito, il famoso Jedi medievale scoperto di recente in un manoscritto della British Library).

jedi

Erode, Giuda e una risposta a Ferrara

Giuliano Ferrara reagisce a un mio articolo in cui invitavo Erodiani, Iscariotidi e atei devoti a scendere dalle stelle, cioè a smetterla con il richiamo irriflesso alla religione cristiana come identità ideologica, a finirla con i presepi come ultima trincea, con gli alberi di Natale come argomento unico dell’Occidente in pericolo, specie se non si conosce manco un articoletto del catechismo o un versetto della Bibbia.

Gli Erodiani e gli Iscariotidi, a livelli diversi e diversamente attrezzati, sono proprio loro, che devotamente atei fanno del cristianesimo un ideologismo, uno spezzone argomentativo che ci fa solo perdere tempo. Ferrara dichiara che per un attimo si è detto quasi convinto (e ammetto sarebbe stato un colpaccio), ma oppone al sottoscritto due argomenti, il primo un po’ tirato (direi anzi privo di senso), il secondo più interessante, senza i quali cadrei – se ho capito bene – in un irrazionale negazionismo sul pericolo dell’islam.

Basta guardare alla storia, è il primo argomento, per capire che l’islam è per definizione una religione legata alla violenza: conquiste di califfi, assalto a Bisanzio, dominazione spagnola (immagino sia l’epoca degli arabi in Andalusia), Poitiers, Lepanto, Vienna, fino a Talebani, Parigi, Stato islamico e così via.

Il destino della storia nel dibattito pubblico è sempre quello di essere colonizzata dalle esigenze e dalle ideologie del presente, non è che ci scandalizziamo. E questa è una lista bellissima, plastica, che profuma di sussidiario, che evoca la statua di Carlo Magno davanti a Notre-Dame a Parigi o quella di Don Giovanni d’Austria a Messina, ma nello specifico è una lista senza senso, che non può dimostrare nulla e che chiama altre liste.

Dobbiamo rileggere le cronache delle crociate per provare il raccapriccio di una violenza cieca (ma in realtà anche quella mediata da forme ricevute) per poi dire che il cristianesimo è intrinsecamente aggressivo? Le guerre di religione ci furono e sfinirono l’Europa, ma furono guerre tra religioni cristiane. È forse il caso di evocare Giovanna d’Arco (santificata nel 1920, proprio dopo la guerra della Francia vittoriosa) come fanno in certi ambienti d’Oltralpe per poi dirne che è l’essenza del cattolicesimo guerriero? Dovremmo ricordare che l’Europa moderna nasce dalla reazione alla destabilizzazione delle religioni cristiane in guerra? La conquista delle Americhe e di parte dell’Asia non furono progetti espansionisti con anche una forte matrice ideologica cristiana? Dovremmo attribuire al cristianesimo come condanna permanente ed essenzialista le streghe, Giordano Bruno e compagnia cantante (letteralmente cantante: per non disturbare i canti liturgici con le urla al condannato al rogo veniva inserita un attrezzo in bocca che gli impedisse il grido)? Dovremmo aggiungere i crociati del Ku Klux Klan (che hanno fatto una strage qualche mese fa), o  il templare norvegese di qualche anno fa? E se anche questi volessimo considerarli come degli isolati, perché non dovremmo rileggere le guerre dei Balcani come un conflitto di religioni, con i croati cattolici, i serbi ortodossi, i bosniaci musulmani? Insomma la lista borgesiana non ha senso e non ha limiti.

Il problema non è opporre liste a liste, confutare col pallottoliere, perché la debolezza dell’argomentazione è il suo essenzialismo. Si stabilisce a priori l'”essenza” di un fenomeno culturale di lunga durata (l'”islam”, o il “cristianesimo”, o il “realismo”, o il “platonismo”, o l'”Occidente”) e poi si cercano prove storiche o concettuali che convaliderebbero l’esistenza di quell’essenza, scartando tutto quello che non ne farebbe parte. È un cazzeggio ottocentesco, non funziona, è la negazione della storia. Ferrara non può non saperlo.

Ma il secondo punto è più interessante. Abbiamo un problema, perché dentro una religione attuale – e non nella sua essenza astorica e metafisica – c’è una frangia sempre più importante e più ampia che cerca in tutti i modi di farci la pelle, c’è la teorizzazione di una violenza distruttrice mediata o prodotta dall’interpretazione religiosa di una vera e propria ideologia. Il problema c’è. L’ideologia religiosa anche.

Cosa dobbiamo fare? Andare a Messa? Fare il presepio? Cantare Tu scendi dalle stelle? È davvero questa l’identità che dobbiamo mobilitare?

Di certo ragionare per essenze ci fa perdere tempo e non ha nulla di pragmatico, perché ci impedisce di trovare alleati in quel mondo. Se un miliardo e mezzo di individui fa parte di una religione violenta per essenza allora non ci sono rimedi e non c’è guerra che tenga. Se invece l’islamismo – e non l’islam – è un’ideologia, che si manifesta con virulenza ma che è qualcosa che pertiene all’oggi, con le contraddizioni di oggi, allora la situazione cambia. È un pericolo grave, ma come altri che abbiamo affrontato nel secolo scorso. Senza la coloritura fuorviante dello scontro di civiltà o di religione – senza tentare di guardare a San Bernardino come fosse Poitiers o Lepanto (ma siamo sicuri di sapere cosa fu Poitiers?) – le guerre possono essere condotte e vinte, i cambiamenti culturali possono essere indotti, per vie spicce e per vie raffinate, le soluzioni possono arrivare. Scendere dalle stelle vuol dire chiudere con i birignao di tutte le tendenze: dobbiamo essere in grado di vedere la realtà, per come è, se ci riusciamo (e non è facile). Ma allora dobbiamo avere un quadro nitido dei nostri interessi nazionali, di cosa è pericolo, cosa non lo è, cosa potrebbe esserlo, del nostro posto nella politica estera, di quali alleati in quell’area sono veri e quali altri no, un quadro più chiaro dei nostri valori europei, che sono valori di libertà laica, di come integrare a noi, cioè dovremmo parlare di quelle contraddizioni nelle quali ci siamo imbrigliati negli ultimi 15 anni, anni in cui Erodiani e Iscariotidi con il loro brusio hanno avuto piccoli e transeunti vantaggi e si sono nutriti dei problemi irrisolti. È ora che chi li ascolta scenda dalle stelle e si metta a discutere di realtà.

PS Il Nazareno è tra le vittime per definizione sempre, ma il cristianesimo laico, come lo chiama Ferrara e se capisco bene cosa intende, siamo certi di ricordare com’è storicamente diventato laico?