Guerre stellari

Siccome non si parla d’altro, sono inevitabilmente passato anch’io al lato oscuro della forza e ho colmato le (grosse) lacune che avevo su Star Wars.
Avevo visto solo i primi due (1977, 1980) e al cinema. Della visione del primo (avevo 7 anni) ricordo la pesantezza delle tende di velluto per accedere alla platea del cinema che doveva essere, ma posso sbagliarmi, l’Arcobaleno, o il De Amicis, di Milano. Del film ricordavo solo un gran casino (gradevole) di effetti speciali e di musica e un clima di buio generale. Del secondo non ricordavo nulla, se non la scena “Luke, sono tuo padre”.

Ricordo però benissimo l’impatto mediatico del film. “Guerre stellari” e “scudo stellare” fu chiamato nel linguaggio giornalistico il programma di difesa satellitare messo in piedi da Ronald Reagan nei primi anni ’80 e che fu l’inizio della fine dell’Unione Sovietica. Inutile dire che per me quando si parlava dell’URSS come impero del male il riferimento diretto era all’imperatore di Star Wars. Quando Reagan disse che l’Unione Sovietica non era più l’impero del male, anni dopo, mi sarei aspettato di vedere Dart Fener togliersi la maschera e fare un bel sorriso.

Ma gli altri film non li vidi. Il Ritorno dello Jedi mi sfuggì e Star Wars passò per me nel mondo dei film belli, ma antiquati, come i Superman, i Krull, gli Excalibur, oggi inguardabili, o addirittura (so che gli appassionati di Star Wars mi insulteranno) come Flash Gordon, il film di fantascienza del 1980 più improbabile della storia (ma era un kolossal, con buon cast e colonna sonora dei Queen).

All’uscita della trilogia prequel non ricordavo più la trama e mi sembrava tutto un ripescaggio inutile di un vecchio successo da sfruttare, come certe reunion patetiche di vecchie glorie del rock, e non seguii più nulla.

Per farla breve, ho scoperto solo qualche giorno fa che Dart Fener era morto nel 1983 e che non era un vero e proprio mostro. Non sapevo neanche che si fosse pentito in punto di morte (anche perché, appunto, pensavo che fosse ancora vivo e lottasse insieme a noi).

Insomma ho guardato ora i sei film e naturalmente mi sono imbattuto nella fondamentale questione “in che ordine vederli?”, con tutte le teorie che ne discendono (“prequel-sequel”, “cronologico”, “machete”, “da me decidono i bambini”, “fa’ un po’ come cazzo ti pare”).

Per me c’è solo un modo, cioè vederli nell’ordine in cui sono usciti al cinema, dal 1977 al 2005. L’obiezione che mi hanno fatto tutti è naturalmente che si deve seguire la cronologia della storia, quindi prima gli ultimi 3 e poi i primi 3 (l’ordine a machete sto ancora cercando di capire quale sia). Ma se Guerre Stellari ha cambiato il mondo del cinema e del genere (e anche molto di più), allora mi pare più interessante vederli nell’ordine in cui il mondo li ha visti e ne è stato cambiato. Non solo Reagan non ha visto il prequel, ma se l’episodio del 1977, oggi considerato inguardabile, fosse andato male al botteghino, gli altri 6 non sarebbero neppure mai usciti.

Ma l’elemento più importante è che non è tanto la cronologia della storia in sé ad essere interessante, ma l’ordine in cui la storia è raccontata. Per carità, sarò influenzato da certe teorie esegetiche di autori medievali (peraltro vestiti probabilmente come i personaggi di Guerre Stellari), secondo cui il vecchio testamento si capisce solo a partire dal nuovo testamento, cioè dal fatto che tutti i lettori sanno che il protagonista è venuto sulla Terra ed è morto e risorto, ma mi pare che il fatto che la storia sia raccontata come un dopo e un prima mi pare la cosa più spettacolare (e soprattutto perché questo lo sappiamo solo dal quarto film prodotto).

Insomma, già è un grande colpo di scena al terzo film (1983) sapere che alla fin fine Dart Fener è un povero infelice, che muore e si pente (e potevamo chiuderla lì), ma è solo grazie a questo che il quarto film apre una storia successiva, che in realtà è precedente, in cui scopriamo che un supercattivo aveva un passato di bambino gioioso (magari un po’ ipercinetico). L’antefatto drammaturgico del suo essere dopo, cioè prima, cattivissimo rende la storia commovente. Se la vediamo invece secondo l’ordine interno della storia (cioè prima il sequel), si tratta solo della storia di un bambino che da adulto diventa uno stronzo. E questo non è commovente, è la triste realtà delle cose.

È proprio il salto del prima di cui tutti sanno già il dopo che rende gli ultimi tre episodi sopportabili  (oltre al mito extracinematografico del film, ovviamente. e alla grancassa degli appassionati irriflessi), perché diciamo la verità, alcuni episodi, se non sapessimo che tutto punta a quello che sappiamo già dagli anni ’80 (almeno voi, io l’ho scoperto due giorni fa), con queste scene interminabili di guerre e battaglie tutte uguali, con questi personaggi quasi tutti tagliati con l’accetta (a volte letteralmente), sarebbero un po’ come la corazzata Potemkin, nel giudizio di Fantozzi ovviamente (c’è anche un tema molto interessante,  presente già nei primi episodi, ma che esplode negli ultimi, del rapporto tra uomini e macchine, droidi e compagnia, che però è lasciato a se stesso, non influisce su alcunchè).
Insomma per me gli episodi più belli, nell’ordine in cui li ho visti io e ho spiegato, sono il terzo (morte di Dart Fener) e il quarto (Anakin Skywalker bambino. Peraltro da adulto è il sosia di Valentino Rossi), proprio in quello scarto commovente tra il cattivissimo e il bambino che era e che si è perduto e forse il sesto (l’ultimo uscito), ma solo perché finalmente ce l’abbiamo fatta.

La storia però ora è finita di nuovo. Non a caso per riaprirla hanno dovuto richiamare Luke, Leila e Indiana Jones.

(Qui di seguito, il famoso Jedi medievale scoperto di recente in un manoscritto della British Library).

jedi

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