Qualche altro spicciolo di lessico politico

Dopo il lessico spicciolo per populismi di destra, di sinistra e di centro, della settimana scorsa, è rimasto qualche spicciolo di frasi fatte, che non vogliono dire quasi niente o che funzionano come passepartout per talk show e comizi. Ogni ulteriore suggerimento è bene accetto, un po’ ci divertiamo, un po’ ci disperiamo.

Restiamo umani: Slogan di apparente buon senso e buon cuore, tranne quando provoca cortocircuiti come quello del famoso giornalista che twitta contro i genitori di una bambina appena nata lasciata in ospedale perché malata (come una legge importante consente) dando loro degli “infami” per la crudeltà e accompagnando la frase con l’hashtag #restiamoumani. A pensarci bene invece quello slogan non regge mai. Plinio il Vecchio dice che non esiste nessuna specie, come quella umana, che organizza la guerra e i cui individui si scannano tra di loro per motivi futili, neppure i leoni e neppure i serpenti. Gli esseri umani hanno inventato e organizzato le torture più sottili, i dispositivi di repressione più crudeli, le stragi più nefande. Sono sicuro che Plinio il Vecchio sarebbe contento se la smettessimo di restare umani e usassimo gli hasthag #restiamoleoni #restiamoserpenti.

La più bella del mondo: La più bella del mondo è naturalmente la nostra Costituzione, che certo è bella (anche se tutti sanno che non funziona molto bene), ma perché del mondo? Chi usa la frase è contro i cambiamenti costituzionali visibili (perché di meno visibili se ne sono fatti tanti, eh), ma io dico solo: e se quella dell’India fosse più bella? E quella del Madagascar? La conoscete bene? O anche solo quella tedesca?

In questo Paese…: Quando un politico vuole darsi aria da tecnico oggettivo con effetti roboanti e finto impegnati fa precedere la solita banalità da “In questo Paese…”. L’idea è appunto di dare un tono di oggettività, come se si osservasse da lontano, senza essere implicati in quello che il Paese è, con capacità diagnostica e certamente soluzioni: “In questo Paese c’è bisogno di…”, “In questo Paese succede da sempre che…”. Ormai l’effetto però è quello dei due medici, il Corvo e la Civetta, che osservano Pinocchio e devono dire se sia vivo o morto: “— A mio credere il burattino è bell’e morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo! — Mi dispiace, — disse la Civetta — di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega; per me, invece, il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero”. Suggerimento per i Corvi e le Civette: invece di dire “In questo Paese…”, dite “In questo nostro Paese…”, o “In questo nostro amato Paese”. Sarete meno fanfaroni e più empatici.

In una democrazia matura...: A volte al posto di, o addirittura insieme a,”Nelle grandi democrazie occidentali”. Di solito servono per stigmatizzare gli avversari, evidentemente democratici immaturi. “In una democrazia matura il premier (o l’opposizione) non fa certe cose”, o “nelle grandi democrazie occidentali i giudici se commettono degli errori pagano”, etc. Entrambe le formule presuppongono un’implicita classificazione delle democrazie, che chi parla conoscerebbe molto bene. Grandi democrazie occidentali (le piccole quali sono?) contrapposte forse a democrazie orientali e le democrazie mature (ma attenzione: in economia un mercato maturo è un mercato che non consente ulteriori profitti) che evidentemente sono al massimo dello sviluppo, quindi implicitamente ci sono stadi di sviluppo democratico dati, guarda caso, dall’argomento dell’oratore (“in una democrazia matura succede questo e non quello, etc..”).

Un patto coi cittadini: Ogni tanto si chiede di fare un patto coi cittadini. Non si capisce mai in che cosa consisterebbe e come si stipulerebbe. E poi il patto non c’è già e si chiama Costituzione e Stato? E poi, davvero, patto per cosa? “Facciamo un patto coi cittadini per il fisco”: Ok, ma non c’è bisogno, fai delle leggi efficaci, io intanto evado. E non ti voto. “Facciamo un patto per la buona edilizia”: perfetto, tu fai i controlli, io intanto costruisco sulle aree golenali. E non ti voto. “Facciamo un patto per la crescita con le imprese”: Va bene, abbassami le tasse, che io intanto licenzio qualcuno.

La realtà è più complessa: Non c’è politico di sinistra o di centro che non si sia una volta lamentato del fatto che gli argomenti dell’avversario sono troppo semplicistici, mentre la realtà è complessa. Il che è vero, verissimo, ma non basta dire  che “un argomento è più complesso”, bisogna anche dipanare quella complessità, cioè trovare il modo di renderla comprensibile. Non ci si può accontentare di evocare il “complesso”, ma va creato un percorso anche breve che lo sveli, o anche solo evocare un orizzonte di chiarimento. Ma, diciamo la verità, chi usa la frase “gli argomenti sono più complessi” spesso non fornisce alcuna chiave di lettura e dà l’impressione di non aver capito manco lui. Lo confesso: spesso quando sento qualche politico dire “è più complesso”, mi viene in mente il grande Troisi: “Quali complessi, Robbè, tu tieni l’orchestra intera int’a capa”.