Marsilio da Padova torna a Parigi

Sono molto contento che la casa editrice parigina Classiques Garnier abbia deciso di pubblicare in traduzione francese il mio Marsilio da Padova (uscito in Italia lo scorso anno grazie all’editore Carocci) anche con l’intento di contribuire a rilanciare la tradizione francese di studi marsiliani e di filosofia politica medievale. Il libro uscirà in tutte le librerie francesi la prima settimana di Febbraio. Qui sotto la copertina e per chi volesse già ordinarlo (o farlo ordinare alla propria biblioteca) qui c’è il modulo d’ordine.

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Il genere del Medioevo

Dal suo pulpito in Santa Croce, a Firenze, durante la Quaresima del 1425, Bernardino da Siena, predicatore potentissimo, recita il proprio sermone indirizzandosi alle vedove che lo ascoltano: «Vedove, anche se siete donne, cercate di comportarvi da uomini!». Per Bernardino le buone vedove sanno e devono essere «virili», tanto virtuose e capaci da essere «per metà uomini»….

Il resto del mio articolo di oggi per il domenicale del Sole 24 Ore qui di seguito (cliccare sull’immagine per ingrandirla):

genere medioevo

Presunzione di decenza

Non ho mai seguito con attenzione la cronaca nera. Non è snobismo: proprio non mi interessa o, meglio, la trovo interessante a posteriori, a caso chiuso, quando può essere raccontata con un vero filo narrativo, secondo le capacità di chi racconta, quando se ne può trarre un senso, con una scrittura. Della cronaca nera mi infastidiscono poi le speculazioni, le foto rubate da Internet, i vicini di casa che dicono quello che gli passa per la testa e l’evocazione dell’allarme sociale (finto): se in 60 milioni di persone che siamo ogni tanto qualcuno sbrocca, non vedo dove sia l’allarme. Proprio perché non mi interessa non mi sono mai imbattuto nei plastici di Vespa o negli speciali sul delitto del momento. Anzi mi confondo i delitti, le facce, gli avvocati, non so più che fidanzato o fidanzata avrebbe ucciso tale o talaltro, quale mamma, quale marito, quale azione che è impossibile che l’imputato di turno non abbia compiuto.

Per un motivo molto semplice però (la mia televisione viennese come canale italiano prende solo Rai1), ultimamente la mia serata televisiva è popolata di fiction varie e la seconda serata è fissa su Porta a Porta. Ho allora cominciato a seguire seriamente (si fa per dire) la vicenda del bambino ucciso e sono rimasto sinceramente di stucco.

Ho scoperto che la frase “Per me una persona è innocente fino a prova contraria” (soprattutto se il “per me” viene scandito come a significare chissà quale storia personale di chi parla, quale implicito impegno pregresso a favore della giustizia), serve per poter poi sparare accuse ad altezza uomo. La frase in realtà è un disclaimer, che viene negato dalla frase successiva e anzi ne è la preparazione.

Gli ospiti poi sono quasi sempre nella misura di tre a uno a favore della colpevolezza (e l'”uno” nelle ultime tre puntate era l’avvocato della difesa). Quello che cambia sono solo i toni. Ci sono colpevolisti gentili, come il giornalista di ieri sera, che mi pare di ricordare essere stato direttore di Men’s Health, quella rivista con gli uomini a torso nudo in copertina, nota per i suoi approfondimenti giuridici.

Poi ci sono colpevolisti fuori sincrono, come un’avvocata di qualche giorno fa, che si è distinta in un primo intervento per aver detto che la società nel suo complesso ora deve riflettere (con un tono un po’ yoga), ma che non è stata molto seguita nella riflessione, e poi quando si è resa conto che la gente parlava d’altro (era un po’ fuori sincrono, appunto), ha affermato con l’orgoglio pungente di chi sa di essere on the right side of the history che una vera mamma non può lasciare comunque il figlio a 80 metri dalla scuola, proprio non può.

Poi c’è in tutte queste trasmissioni una criminologa, che urla come se non ci fosse un domani, che si lamenta perché l’avvocato parla troppo e che naturalmente ha capito tutto del caso. Non ha letto una riga delle carte, come nessuno, non ha parlato con l’indagata o con qualcuno della famiglia. Però ha il profilo psicologico e “altro che Cogne qui”.

Mi sono chiesto perché questa criminologa bionda (voi direte: “perché dici bionda? Allora sei maschilista, dai un dettaglio che non c’entra, depisti”. No, dico bionda perché è bionda. Come direbbe la criminologa con ampi gesti di insofferenza: è un fatto, è oggettivo), mi sono chiesto se una professionista non si squalifichi a prendere una posizione così netta senza avere indagato su nulla. E intendo dire: anche nel caso in cui l’indagata risultasse colpevole, che metodo usa la criminologa? Gli articoli di giornale? Sarà che leggo “Julia. Avventure di una criminologa” (ma solo quando in aereo non ho altro, perché è un fumetto di una certa noia), ma mi pare che andare in tv a urlare sulla voce di un avvocato della difesa, che peraltro in questo caso specifico sembra ragionevolissimo, sia uno spettacolo professionalmente penoso.

Poi ho visto una signora che ci ha spiegato come bisogna parlare ai bambini di questi eventi così gravi e ci ha fatto vedere il suo libro, che parla ovviamente di come parlare ai bambini, ed è pubblicato da Mondadori, con una bella copertina che sembra il restyling delle pagine delle Roselline di quarta elementare (qualcuno le ricorda?). Mi sono chiesto se il libro di questa signora (non ricordo più se terapeuta o cosa), che è da decenni in televisione, sarebbe stato mai non dico pubblicato, ma anche solo scritto, se la terapeuta in questione non fosse un personaggio televisivo. Sì, è vero, non ho letto il libro, non ho visto le carte, e un libro per me è bello fino a prova contraria, ma secondo me ‘sto libro non è un granchè ed è uscito solo perché lei va in tv e a Natale qualcuno che vuol fare l’intellettuale con la cugina di terzo grado lo compra.

Non c’è da scherzare, lo so; non c’è troppo da essere ironici. Fa solo tutto una grande pena.

Contrordine compagni

Salvini dopo vent’anni di chiacchiere padaniste, che in una certa fase hanno oggettivamente frenato il paese, compreso il nord, dopo vent’anni di Napoli colera, di indipendenz che ci hanno resi più dipendenti da altri, qualche giorno fa, annunciando il cambiamento di linea, ha detto: “Sui meridionali mi ero sbagliato: li conoscevo poco”.

Un giorno dirà: “Sull’euro mi ero sbagliato: non avevo studiato abbastanza”; “Sulle politiche di integrazione mi ero sbagliato: non avevo capito il valore economico e sociale dell’integrazione”; “Sulle alleanze europee mi ero sbagliato: non mi ero resto conto con chi avessi a che fare”; “Sui lavoratori stranieri mi ero sbagliato: il mio consigliere economico non mi aveva spiegato quanto incidessero sul Pil italiano ed europeo”.

Per carità, benissimo, ma mi chiedo: a Salvini e al suo partito il corso di formazione ventennale, che abbiamo pagato caro, dobbiamo continuare a pagarlo noi?

Stupido è chi lo stupido fa

Grillo dice “sono un po’ stanchino”, come Forrest Gump alla fine di quella corsa attraverso l’Alabama e fino all’oceano; e il movimento sembra ormai al capolinea.

Certo potrebbe sembrare che l’esito fosse scontato. Dopo aver fatto di quell’aula sorda e grigia il bivacco per i suoi manipoli di sirene, dopo aver tanto urlato di non-statuto, di non-politici, dopo quell’improduttivo roteare di scontrini, dopo aver diffuso un tale tasso di sospetto paranoide su tutto, compresi i propri eletti, dopo aver proposto un modello di democrazia diretta che non reggeva dal punto di vista logico (non perché fosse un’utopia, ma semplicemente una sciocchezza) e alla quale non hanno mai creduto nè Grillo nè Casaleggio, l’andare in malora di tutto il progetto sembra l’esito inevitabile.

Forse è così, ma a pensarci bene è un gran peccato. Grillo ha costruito nell’arco non breve di una quindicina d’anni un’onda di opinione pubblica che fino a un certo punto (direi il primo Vaffaday incluso) ha fatto crescere il paese, ha aperto a temi come l’energia, come il rischio di una globalizzazione liberista, ha espresso un certo ecologismo non ideologico che alla fine degli anni ’90 e nei primi anni 2000 era ancora riservato a pochi.

Quello che sconcerta (perlomeno me) è allora come alla fine di quel processo sia risultata assente una qualsiasi concreta strategia per il paese e soprattutto, questo è il punto che mi interessa, come Grillo non sia riuscito a far fronte al cambiamento di fase, quello dell’entrata trionfale in parlamento. Grillo e Casaleggio non hanno avvertito la necessità di riaprire tutti i dossier sui problemi italiani; non hanno chiesto l’aiuto di esperti; non hanno dato, e anzi hanno tolto, agli eletti gli strumenti per costruire uno straccio di programma non dico di governo, ma di collaborazione parlamentare per poter portare a casa qualche legge importante; hanno mostrato una terribile inadeguatezza politica e culturale nel chiudere ogni dibattito interno dietro la fesseria delle consultazioni on line (peraltro ristrette a un numero esiguo di partecipanti) che sono diventate ben presto un feticcio tribale.

Insomma quello che mi stupisce non è tanto l’inadeguatezza di Grillo e Casaleggio, ma la loro incapacità di farvi fronte. Grillo come opinion maker ha giocato un ruolo straordinario e con una straordinaria credibilità (ora volatilizzata), ma non è stato all’altezza delle ambizioni che con quel lungo percorso civile e mediatico sembrava aver un po’ alla volta maturato e di questo non si può essere contenti.

Certo nonostante la delusione e il disincanto di elettori e simpatizzanti non è detto che questa sia la fine del movimento. Certo ormai i grillini in parlamento sanno che difficilmente saranno rieletti (se i numeri sono quelli che abbiamo visto) e sanno che con le prossime elezioni per il Quirinale sarà meglio contribuire a scegliere il presidente e preferibilmente un presidente contrario alle elezioni immediate. Potrebbe trattarsi di un’occasione d’oro per Grillo e i grillini per reimpostare il loro discorso (e fatevi aiutare da qualcuno!) e per tentare di risalire una china difficilissima.

Ora, non so se Grillo sia davvero “un po’ stanchino” per risalirla e se il direttorio sia l’ennesimo trucchetto narrativo o un vero defilarsi del leader. Di certo a questo punto la vera citazione di Forrest Gump che identifica la situazione è l’altra famosa del film: “Stupido è chi lo stupido fa”.

AAA chiarimento offresi

Devo ammettere che il post “AAA lavoro serio cercasi” sembra essere andato fuori bersaglio, almeno a giudicare da alcune email che ho ricevuto e da qualche metaforica pacca sulla spalla.

Il post si rifaceva implicitamente a un vero annuncio che nel 1969 Paolo Prodi, grande studioso della modernità, pubblicò su un quotidiano e che cominciava con le parole “Giovane barone deluso in cerca di attività lavorativa…” e proseguiva denunciando, in poche righe e nella forma dell’annuncio (non ho trovato in rete il testo completo), il preoccupante stato dell’università italiana del tempo. In certo modo si trattava di una geniale trovata di storytelling ante litteram che diede vita a un dibattito, ma per fortuna non a un cambiamento di lavoro di Prodi.

Io non solo non sono ordinario, ma non ho neppure una posizione permanente e quindi il problema del cambio di mestiere è per me sempre all’ordine del giorno, ma come mi pareva ovvio la mia era una provocazione e miei personali destini non credo siano di pubblico interesse (poi, certo, essendo in scadenza prossima di contratto, se qualcuno mi vuole offrire un lavoro sono molto reattivo).

Il dibattito sugli esiti delle riforme universitarie che sono entrare a regime in questi mesi è però ricominciato, soprattutto perché una serie di leggi e regolamenti hanno di fatto chiuso la speranza a chi non è già inserito stabilmente nei ruoli accademici di poter ambire a una posizione qualsiasi in un’università. Non è il solito piagnisteo (chi mi legge sa che sono sempre stato del tutto allergico a certe forme di lamentela corporativo-accademica), ma si era atteso questo grappolo di riforme (dalla valutazione della ricerca scientifica alle abilitazioni scientifiche al reclutamento) come davvero l’ultima possibilità per credere nell’università italiana (intesa come posto dove poter lavorare, fare ricerca e formazione). Purtroppo il risultato è una serrata vera e propria – e i tagli non c’entrano (qui alcuni motivi di questo spiegati in modo semplice) – che rende tecnicamente di fatto impossibile a chiunque sia fuori dall’università italiana, o perché lavora all’estero o perché è precario, sperare in un riconoscimento professionale che lo porti ad avere una cattedra. E questo al di là di qualsiasi merito.

Di sicuro chi ha fatto ricerca per anni anche con contratti vari a tempo, soprattutto se è riuscito ad affacciarsi sulla scena internazionale ed è riuscito ad avere una certa libertà di movimento o accesso a fondi europei e a progetti interessanti, non ha perso tempo e di sicuro ha visto cose belle e gratificazioni (quien te quita lo bailado? potremmo dire con il detto argentino), ma la messa a regime delle riforme, per come è stata interpretata negli ultimi mesi e perdendo pezzi qualificanti sta determinando conseguenze negative, pur essendo partita da un impianto che pareva poter migliorare molto.Certo si potrebbe ancora porre qualche rimedio, temo fuori tempo massimo (qui ne proponevo alcuni, già molti mesi fa, quando il quadro si stava delineando e da allora la situazione è peggiorata, con l’affondamento dei posti da ricercatore a tempo determinato con tenure track), ma interessa a qualcuno?

I fessi senza senso che minacciano Filippo

Chissà che genealogie eroiche credono di aver stabilito, quale filo di lotta tra generazioni, quale mitologia della violenza rigeneratrice pensano di evocare, i poveri fessi che minacciano l’incolumità di Filippo Taddei. Che i minacciatori di tutte le epoche siano persone di un livello intellettuale e morale basso ormai lo abbiamo visto e lo abbiamo capito, almeno dagli anni di piombo compresi in poi. Quante interviste, quanti processi, quante in fondo delusioni nel vedere che tipo di persone modeste fossero e siano quei minacciatori passati alle vie di fatto, con le loro strategie strampalate, la loro totale incomprensione delle cose, la loro smania di sentirsi qualcosa e di assecondare se stessi.

La verità è che le minacce e gli attentati sono gesti dell’insensatezza e dell’insignificanza, che certo incidono nella vita di chi li subisce, ma sono storicamente senza senso, non danno vita a letture particolari, non hanno dignità di svolta, di testimonianza, di difesa, di attacco. Certo fa più rabbia ancora sapere che qualcuno è stato preso di mira non dalla spirito della storia, non da chissà che nemici, da che ideologia, ma da qualche vigliacco fesso insignificante che insegue e organizza le proprie allucinazioni. L’idiozia è contagiosa, lo sappiamo, e basterebbe questo per preoccuparsi, ma i tempi non sono mai uguali ad altri tempi, se non nella mente di chi nella mente ha ben poco.

Fa solo rabbia e sbigottisce sapere che una persona come Taddei, di cui ho potuto in varie occasioni apprezzare l’intelligenza, l’entusiasmo, la competenza, la capacità di spiegare le proprie idee e anche la gentilezza e la simpatia (me lo volle presentare anni fa Pippo Civati e facemmo delle piccole cose insieme), fa rabbia sapere che una persona così possa essere concretamente minacciata e costretta a essere messa sotto tutela. Si risolverà tutto presto, ne sono certo, Filippo e la sua famiglia non sono soli, sono in buone mani e moltissimi hanno manifestato loro affetto e ammirazione. Io pure qui sento l’esigenza di esprimere a Filippo anche pubblicamente il mio incoraggiamento e la mia stima.

AAA Lavoro serio cercasi

Ricercatore (a tempo determinato) in prestigioso centro di ricerca estero e professore (a contratto) in università italiana, pluriabilitato alle funzioni di professore associato in Italia e alle funzioni di ordinario all’estero, autore di molte pubblicazioni e libri, alcuni tradotti in altre lingue, con esperienza di insegnamento in quattro paesi europei, vincitore di parecchi fellowship internazionali, organizzatore di vari convegni internazionali, coordinatore di gruppi di ricerca, membro di comitati scientifici di riviste e learned societies, valutatore della ricerca per agenzie varie, cerca lavoro serio.

Dopo aver fiduciosamente atteso la messa a regime di riforme, correzioni alle riforme, controriforme, che hanno prodotto come risultato finale una gigantesca promozione di carriera dei ricercatori che hanno già un posto e che vengono avanzati senza concorso, come la legge permette, o con concorsi a dir poco dubbi (basta guardare le statistiche: vince sempre l’interno) che drenano le poche risorse ancora a disposizione e determinano l’esclusione definitiva di chi ha fatto ricerca senza avere un posto fisso – per motivi interni al combinato di varie leggi che sono spiegati qui e qualche piccola soluzione si era proposta qui al ministero-, il ricercatore resosi conto che un’altra vita è possibile e desiderabile chiede solo un interlocutore serio e leale (non come lo Stato e il Miur, non come molte università e dipartimenti) in altri settori.

Pur non arrivando a essere “giovane barone deluso in cerca di attività” di analogo famoso annuncio di circa 45 anni fa, offre almeno e mette a disposizione l’entusiasmo, coltivato e intatto, di chi ha fatto ricerca in discipline che suscitano sempre meraviglia; la resilienza di chi per inseguire meraviglie ha viaggiato, imparato, messo in comune, interagito; il forte realismo di chi ha lavorato con successo su progetti e idee che per molti non hanno o non dovrebbero avere realtà.

Astenersi perditempo, commentatori anonimi sfaccendati, pessimisti cronici, infastiditi in attesa di avanzamento. La disponibilità, come sempre, è immediata.

25 anni fa

La vicenda di Schabowski, il funzionario e politico della DDR che esattamente 25 anni fa disse in una conferenza stampa in diretta televisiva, sbagliando, che i berlinesi dell’Est avrebbero potuto liberamente recarsi a Berlino Ovest “da subito”, accelerando involontariamente la caduta del Muro, dimostra che quando i tempi sono maturi anche un coglione può entrare nella storia

L’uomo come animale politico e parlante

Il secondo dei tre convegni di ricerca (2013-2015) organizzati, grazie all’École française de Rome, da Irène Rosier-Catach, Sonia Gentili e dal sottoscritto, su temi medievali appassionanti per noi e per i tanti amici e colleghi che partecipano al progetto, si svolgerà a Roma dal 6 all’8 Novembre. Qui di seguito il programma (se si clicca si ingrandisce l’immagine):

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