Non ditelo a sua madre

C’è qualcuno che sa leggere?” è il titolo delle nuove pagine del domenicale del Sole 24 Ore dedicate ai bambini e ai ragazzi, una specie di minisupplemento nel supplemento che si annuncia come una bellissima sfida. Una sfida alla quale mi fa molto piacere, nel mio piccolissimo, partecipare, con una specie di diario sui mesi che precedono la nascita di un figlio, diciamo di un padre in formazione (che sarei io, perchè sì, in effetti sono in attesa di un nascituro…). Naturalmente sarà un taccuino scritto a modo mio, con registri diversi (voi mi conoscete), e una sfida di scrittura – chissà, forse anche una forma di dialogo con altri padri in formazione (ma naturalmente non solo i padri o le madri) soprattutto quelli un po’ stupiti e tutto sommato divertiti. Non posterò su questo blog se non pochissimi pezzi di questa specie di conto alla rovescia. Però mi raccomando: “Non ditelo a sua madre”;

Contra Giuliani

Se a Pavia sentite rumori sospetti dalla chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro, è probabilmente sant’Agostino che si rivolta nella tomba (che è proprio lì) contra Iulianum (nel senso di Rudolh) appunto dopo aver sentito Rudolph Giuliani che paragona Donald Trump proprio a lui, sant’Agostino (al minuto 3.45).

 

Due nuovi blog

Sì, è vero, per motivi vari negli ultimi mesi ho trascurato il blog (vedo che il mondo è andato avanti lo stesso), ma ho continuato a leggere altri blog. Ce ne sono due nuovi che promettono benissimo.

Il primo è il blog di Lorenza Tromboni, medievista dell’università di Firenze, che con una bella scrittura racconta rimbalzi di idee e di immagini nella storia della cultura. Tromboni si diverte a mescolare consapevolmente le carte e a giocare con rappresentazioni e concetti, partendo spesso da dettagli a cui non avevamo pensato.

Il secondo è il blog Italia lunare, di Fabio Camilletti, professore di letteratura italiana moderna all’università di Warwick. Non so se sia occulto e psichedelico, come recita il sottotitolo, ma certo passare da Stryx di Enzo Trapani (sulfureo varietà televisivo del 1977) a cacciatori vari di fantasmi, anglosassoni o italiani che siano, comprese osservazioni sulle copertine, sullo stile, sul significato più ampio di castelli infestati et similia, descrive un’aria di tempi (quasi) andati che un po’ di nostalgia la lascia.

Ciao Thomas

Qualche giorno fa è mancato, all’età di 52 anni, Thomas Ricklin.

Era professore di Filosofia del Rinascimento all’università di Monaco. Lascia davvero un vuoto nel mondo della ricerca, da un lato perché si occupava con originalità e con una linfa nuova, lui che era un medievista di formazione, del Rinascimento italiano e di soggetti di ricerca strategici come Dante e Boccaccio pensatori, dall’altro perché era nel pieno della sua creatività e della sua comprensione dei temi, delle dinamiche, dei testi, della cultura dei secoli di cui si occupava. Thomas Ricklin era di fatto un ponte tra la cultura tedesca, ma anche quella francese, che conosceva molto bene, e la cultura italiana. Avrebbe dato ancora tantissimo.

Ma Thomas era anche un uomo di straordinarie qualità e di carattere. Ci mancherà soprattutto quel suo modo di riempire lo spazio che lo circondava, con quella sua intelligenza entusiasta, quella curiosità sempre viva e forte, quei modi a volte bruschi e al tempo stesso quella grande dolcezza e generosità che chi ha avuto la fortuna di conoscerlo non potrà mai dimenticare.

Ognuno di noi, amici o colleghi che siano, ha aneddoti che potrebbe raccontare, ricordi specifici, risate da ricordare e anche qualche scambio duro su cui sorridere. Ma non è questo il luogo in cui rievocare tutto ciò. Un punto invece mi piace ricordare, cioè il suo grande amore per l’Italia.

Tutta la sua ricerca, la sua voglia di capire e il suo entusiasmo per Dante, per Boccaccio, ma anche per autori minori (come Vespasiano da Bisticci, cui dedicò anni fa un corso memorabile e divertente), era una forma di inestinguibile e sorprendente amore per l’Italia, per le sue grandezze, ma anche per le sue quotidianità, per l’Italia sognata del Risorgimento e del Rinascimento, ma anche per quella più da commedia dei giorni nostri. Svizzero tedesco e professore in quella Monaco di Baviera che ha sempre guardato verso l’Italia come orizzonte dell’immaginario (e professore proprio con la cattedra che fu fondata da Ernesto Grassi), per lui l’Italia era una patria. “Sei italiano honoris causa”, gli dicevo ogni tanto per provocarlo. E so che a lui faceva piacere.

Ciao Thomas, ti ricorderemo in tanti per sempre.

Complimenti, siete tutti maschi

Quando organizzo un convegno, o un panel – e spesso anche quando vengo invitato a presentare un libro, mio o di altri -, sto attento a che sia garantita la presenza di relatrici donne. Lo faccio da anni e manifesto il mio imbarazzo agli organizzatori quando vengo invitato a panel in cui ci sono solo relatori uomini, anche perché a mia volta non mi piace assistere a convegni con tutti ospiti maschi.

Non si tratta di una concessione, o di quote rosa o di correttezza politica, ma della necessità di una boccata d’aria fresca che solo la diversità dei punti di vista, delle posizioni, degli stili, degli sguardi sulle cose, può dare alle discussioni scientifiche. Ma è anche un minuscolo contributo a far crescere la consapevolezza che negli ambienti accademici – come in moltissimi ambienti di lavoro – un certo maschilismo permane tenacemente, un certo urtante ammiccamento agli stereotipi di genere è ancora tacitamente operativo e va contrastato (e non è facile perché nella trappola ci siamo tutti).

Spesso infatti i dibattiti scientifici – nei convegni – sono affari di soli uomini (sempre meno, ma ancora troppo) e questo produce a volte risultati un po’ anacronistici, con la presenza di 6-7 uomini in cattedra (e nessuna donna) che, per quanto brillanti, innovativi, aperti possano essere, producono spesso l’impressione di essere al cospetto di una teoria di inquisitori, di un incontro di giudici di Pinocchio, di un consesso di chierici felliniani, di un’assenza ormai poco sopportabile di qualsiasi punto di vista femminile.

So bene che il discorso è molto più complesso. Proprio perché prende in giro i convegni accademici, ho però trovato intelligente e divertente l’idea di una ricercatrice finlandese in Relazioni internazionali, Saara Särmä, che ha creato un tumblr dal significativo titolo AllMalePanels I lettori del tumblr sono invitati a mandare una foto della conferenza con solo uomini alla quale hanno assistito, con tutti i dettagli dell’incontro, del tema, della disciplina. Sarà accolta con la formula di benvenuto “Congrats, you have an all male panel!” e dalla foto plaudente di David Hasselhoff, l’attore di Supercar e di Baywatch (per motivi che però mi rimangono misteriosi).