Christine de Pizan e la città delle donne

“La tua città diventerà bella senza pari e durerà per sempre”: lo dicono le tre donne coronate che appaiono a Christine de Pizan e che sono Rettitudine, Ragione e Giustizia. Christine, che in una certa fase della sua vita si chiede ““Perché non mi hai fatta nascere in un corpo di uomo?”, assume la missione che le tre donne le affidano: costruire con la sua penna una città delle dame, una città fatta dall’esempio delle donne famose dell’antichità, dei miti, del presente, una città che mostri come senza le donne non esiste avanzamento delle scienze, delle virtù, della fantasia, dell’economia. Christine costruisce quella città rivolgendosi alle donne, per liberarle, con una scrittura arguta, netta, scintillante. Se ne parla, anche nella polemica di Christine contro Boccaccio, ne L’animale politico. Agostino, Aristotele e altri mostri medievali (Editrice Salerno, Roma). Silvia Marinelli, con la seconda delle quattro magnifiche illustrazioni con cui commenta il libro per il blog, coglie Christine proprio nel suo essere scintillante costruttrice di città e civiltà.

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Nembrot, uccisore di uomini

Silvia Marinelli, illustratrice di grande talento, ha letto il mio nuovo libro e ne è nato un bellissimo progetto che è anche un omaggio ai lettori di questo blog: ha creato quattro magnifiche illustrazioni di altrettanti personaggi chiave del libro. Ne posteremo una alla settimana. Il primo personaggio è il gigante biblico Nembrot, che vive nei primi tempi della storia dell’umanità ed è presente in tantissime cronache e trattati medievali: un gigante violento che uccide, distrugge e tiranneggia (facendo anche costruire la Torre di Babele). Ma alcune interpretazioni medievali notano un particolare sorprendente: Nembrot uccide, ma costringe gli uomini a uscire dallo stato ferino in cui si trovano, crea di fatto le prime città della storia, costruisce il primo impero dell’umanità. All’origine della vita in comune c’è dunque la violenza e non la pace? Di questo dubbio, di questa domanda, di questa ambiguità originaria si parla appunto in un breve capitolo de L’animale politico. Agostino, Aristotele e altri mostri medievali. Silvia con la sua bellissima illustrazione tratta in particolare il Nembrot dell’Inferno di Dante, del suono di tuono del suo corno e del suo urlo rabbioso e confuso. Nembrot_5_firma

I politici che citano Frank Underwood

Certo, bisogna ammetterlo, è molto divertente quando i politici citano Frank Underwood, spesso in modo sapiente e ben costruito. Obama twittò il memorabile “Oggi c’è House of Cards. No spoilers, please“, ma non contento parlò poi del suo omologo della serie tv in varie interviste e in un video recente ne ha fatto pure l’imitazione per poi dire (ironicamente) “Underwood ha imparato da me“. Hillary Clinton l’aveva preceduto – e battuto in partenza – facendo un video, con Kevin Spacey, per fare gli auguri al marito Bill. Il risultato era stato una specie di mise en abyme perché Spacey interpretava Underwood e parlava al telefono con Hillary, ma facendo l’imitazione di Bill. In Italia sappiamo della passione di Renzi per House of Cards, mentre Letta cita la serie due volte nel suo libro in uscita e addirittura poche ore fa Michele Emiliano ha twittato, ironico, a Frank Underwood chiedendogli di dare una mano agli avversari del centrodestra in Puglia (ricevendo anche risposta).

Trovate geniali di comunicazione, certo, in cui lo scambio tra il pop e la politica sembra andare nei due sensi, ma che hanno anche una loro incongruità. House of Cards pullula di citazioni e riferimenti letterari, teatrali, colti. Il braccio destro di Underwood calma la sua ansia ascoltando alcuni brani di una storia che sua madre gli leggeva da piccolo e che è lo straordinario incipit del Racconto di due città di Dickens (citato peraltro nel memorabile discorso con cui il democratico Mario Cuomo attaccò Ronald Reagan), che in effetti sembra scritto oggi; Underwood si muove in un contesto da Riccardo III, si nutre di passioni shakespeariane e la moglie appare, a volte, come una Lady Macbeth (come tutti hanno notato); Machiavelli è fondamentale anche nella prima scena in assoluto della serie, quella del cane (che è una vera e propria lezione di filosofia politica). Insomma House of Cards è una serie (almeno le prime due stagioni) che si interroga sulla natura della politica e che convoca tutte le fonti disponibili e il personaggio di Frank Underwood è capace di rendere persona e dunque semplice e fruibile le idee sulla complessità e l’ambiguità del potere.

È qui la leggera incongruità. Frank Underwood, come personaggio di una serie tv, è popolare e profondo perché parla come parlerebbe il principe di Machiavelli, come parlerebbe Marco Antonio, come parla l’incipit di un romanzo di Dickens, cioè parla come raramente i politici sanno parlare (anche se a volte lo fanno). I politici che citano Underwood, quando citano Underwood, parlano invece come chi sta citando una serie tv.

I loro primi 40 anni

Certo, nel veto di Marine Le Pen alla ricandidatura del padre a causa delle sue odiose esternazioni antisemite e revisioniste c’è anche un passaggio di epoche e beghe familiari, ma c’è soprattutto un paradosso: il Fronte Nazionale isola Le Pen padre proprio come il sistema politico francese, con le stesse motivazioni, ha sempre detto di dover fare con il Fronte Nazionale. Ma essendo Le Pen il fondatore (e attuale presidente onorario) del FN, di fatto si dà ragione ai 40 anni di tentativi di isolamento del Fronte Nazionale da parte del sistema politico francese (e di cui il Fronte Nazionale si è sempre lamentato gridando al complotto).

I tre giorni in cui Cristo fu morto

Un post da triduo pasquale che avevo già pubblicato anni fa per Il Post e che ripropongo ai nuovi lettori (sperando che ce ne siano) del mio blog qui:

Proviamo a fare un esperimento mentale. Immaginiamo che la notte dell’ultima Cena, dopo la consacrazione del pane come corpo di Cristo (come corpo vero, non simbolico, per i cattolici), un apostolo, uno qualsiasi, avesse conservato per sé una parte di quel pane. Immaginiamo anche che dopo la morte di Cristo, qualche ora dopo, durante i giorni neri dello sgomento, della paura e del dubbio, cioè durante i giorni in cui Cristo fu davvero morto, quell’apostolo avesse ripreso il pane sottratto e già consacrato, cioè il corpo di Cristo, e l’avesse mangiato. In quei tre giorni, avrebbe mangiato il corpo di Cristo vivo o il corpo di Cristo morto?
L’esperimento non è blasfemo e la domanda se la sono posta in tanti, e come strumento di conoscenza, tra loro per esempio (san) Tommaso d’Aquino e (il beato) Duns Scoto, che di professione non facevano i santi, ma gli intellettuali. E infatti le loro risposte sono altre domande. Che cos’è un corpo vivo? A quali funzioni vitali corrisponde la vita di un corpo? E perché un cadavere non si decompone istantaneamente? Forse alcuni processi continuano? Che rapporto c’è tra l’anima e l’intelletto e le sue funzioni? Non bisogna forse ridefinire scientificamente meglio la nozione di corpo?
Insomma chi leggesse alcuni dei lavori medievali e moderni sui quei tre giorni in cui Cristo davvero non c’era e sull’eucaristia (e anche Galileo aveva una sua teoria), si troverebbe di fronte a dei veri e propri trattati scientifici, che parlano sì del corpo di Cristo, ma cercando di capire come funziona il nostro. La teologia poneva così domande religiose, certo, ma soprattutto provocava la scienza perché cercasse risposte con i propri mezzi, affinandoli, a questioni e rompicapo che da sola non aveva pensato.
Di esperimenti mentali bizzarri di questo tipo, e usati come tali, (ma non più bizzarri di quelli con cui Einstein, per esempio, cercava una via di comprensione della relatività della nozione di spazio), ce ne sono stati molti, e dalle conseguenze importanti. Perché il roveto ardente del Sinai bruciava e non si consumava? Bruciava e non bruciava? È possibile infrangere addirittura l’impossibilità logica della contraddizione? Ma allora forse se Dio volesse potrebbe far sì che Roma sia stata fondata e non sia stata fondata, nello stesso tempo? Fondata e non fondata, insieme. Se la risposta è affermativa bisogna mettere alla prova la logica, non per dire che la logica non funziona, ma proprio per pensare se possano esistere modelli logici diversi da quelli basati sulla non contraddizione formale. È anche da queste domande che nascono le teorie dei “mondi possibili” e insomma in questo senso la trilogia di Ritorno al futuro e certe curvature di Inception non sarebbero che un’applicazione di quegli antichi dibattiti.
Insomma per i credenti la settimana santa è certamente motivo di meditazione religiosa e esistenziale, ma per tutti gli altri potrebbe essere occasione di riflessione su quanto complessa sia la storia dei rapporti tra saperi, tra ricerca  e credenze e in fondo tra esistenza e conoscenza.

Un terzo appuntamento a Lecce

A Lecce abbiamo un terzo appuntamento che mi onora molto e mi fa molto piacere.

In occasione dell’uscita del mio L’animale politico terrò una lezione all’Accademia di Belle Arti di Lecce dal titolo “Giganti, pigmei, mostri solitari e santi con la faccia di cane. Forme e immagini e forme medievali dell’animale politico” nell’ambito del ciclo Conversazioni in accademia. Ringrazio moltissimo Tommaso Ariemma dell’invito e della bella idea. L’appuntamento è al Portico Gotico dell’Accademia, dalle 15 alle 17.

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Le illustrazioni di Silvia Marinelli

Se abitate a Milano o in Lombardia non potete non aver notato il logo della cipolla della mostra Food che si tiene al Museo di Scienze Naturali di Milano. Ma non solo la cipolla, anche gli agrumi, i legumi, le uova a occhio di bue e tutta la compagnia cantante che ha invaso gli spazi pubblicitari milanesi… 10647114_333951803460594_5791152522416279930_n Ecco, l’illustratrice è Silvia Marinelli, che ha illustrato anche questo blog con la cover di personaggi, tratti dai miei post, che vedete in questa pagina come testatina (Orson Wells è fantastico… Gli altri personaggi li riconoscete?). Adesso Marinelli ha aperto una pagina facebook in cui a poco a poco mostrerà alcune delle cose che ha fatto e sta facendo. Si tratti di illustrazioni per una collana sulla Grande Guerra, come qui di seguito 10670131_282809908574784_3441863613942062437_n o di cose più oniriche, come la fotosintesi (la fotosintesi?) 1461810_296423137213461_3458684242386580277_n o di altre cover per blog o pagine di gruppi (un gruppo musicale, nel caso qui in basso), sono sempre cose molto belle e graficamente risolutive. Andate sulla pagina facebook. Sicuramente sarà di ispirazione. 1535618_199165586939217_1955725260_n

Due appuntamenti a Lecce

Sono molto contento di essere a Lecce il primo di Aprile, invitato dal corso di laurea in Filosofia dell’Università del Salento, nell’ambito dei seminari “Intersezioni III”, a parlare di Marsilio da Padova e la filosofia politica medievale. Ringrazio in particolare per il bell’invito Alessandra Beccarisi, direttrice del Cetefil, il Centro per l’Edizione dei Testi Filosofici medievali e rinascimentali e sarà una bella occasione per incontrare tanti amici e colleghi.

Sono anche molto contento di dialogare con Ada Fiore, sindaco di Corigliano d’Otranto e specialista di filosofia, sui temi del mio L’animale politico, ma anche su molto altro, il 31 Marzo alle h. 19, sempre a Lecce, alla libreria delle Officine Culturali Ergot.

Ringrazio molto per l’iniziativa le associazioni (Ri)Generazione Politica e Xoff.Conversazioni sul futuro e in particolare Ubaldo Villlani-Lubelli e Pierpaolo Lala che ci accompagneranno in questo dialogo (qui la pagina facebook dell’incontro) sulla politica, la filosofia, l’animale politico (che forse siamo e forse no) e tutti gli altri mostri medievali (e contemporanei) che affollano il nostro immaginario.

Post medievale

Chi ha letto il domenicale del Sole 24 Ore di domenica scorsa ha già potuto vedere una parte dell’introduzione de L’animale politico. Agostino, Aristotele e altri mostri medievali. Il Post presenta invece oggi il testo integrale dell’introduzione. Qui di seguito l’attacco dell’introduzione, il resto del libro in tutte le librerie italiane.

«Non esiste una cosa come la società. Esistono uomini e donne. Ed esistono famiglie […]». Chissà se Margaret Thatcher, con quella frase centrale di una famosa intervista, intendesse iscriversi al partito dei nominalisti – peraltro di antica tradizione britannica –, che a colpi di rasoio concettuale tagliavano tutte le nozioni superflue come trappole del linguaggio. Certo la frase suona ancora allo stesso tempo affascinante e ingenua – come quella di Antistene che volle confutare la dottrina delle idee platoniche con un disarmante «Platone, vedo il cavallo, ma non la cavallinità» –, ma di sicuro ottimamente congegnata: «there is no such thing as society». Che la Lady di ferro volesse semplicemente attaccare l’idea deresponsabilizzante che la condizione di vita dei singoli fosse solo funzione della società (e che dunque lo Stato dovesse garantire un sistema forte di welfare) è ovvio e noto, anche se potrebbe essere notato, anche solo per gioco intellettuale, che la formulazione thatcheriana, cosí com’è, sembra porla pù come un’erede del vecchio Robert Filmer, che nel XVII secolo vedeva solo individui e soprattutto famiglie e governi che però sul piano sociale non si incontravano mai, piuttosto che del buon John Locke, che in fondo aveva elaborato una vera e propria filosofia sociale e l’aveva trasmessa a quella complessa e plurale tradizione liberale a cui la Thatcher si rifaceva. È un gioco, naturalmente, e forse anche uno straw man argument, ma ci aiuta ad introdurre il tema di queste pagine, cioè alcuni elementi di una lontana riflessione – lontana nel tempo (perché medievale), ma decisiva per la storia intellettuale europea (per lo stesso motivo) – sulla natura sociale e politica dell’essere umano e quindi sul perimetro possibile di costruzione della società e della politica…