Il genere del Medioevo

Dal suo pulpito in Santa Croce, a Firenze, durante la Quaresima del 1425, Bernardino da Siena, predicatore potentissimo, recita il proprio sermone indirizzandosi alle vedove che lo ascoltano: «Vedove, anche se siete donne, cercate di comportarvi da uomini!». Per Bernardino le buone vedove sanno e devono essere «virili», tanto virtuose e capaci da essere «per metà uomini»….

Il resto del mio articolo di oggi per il domenicale del Sole 24 Ore qui di seguito (cliccare sull’immagine per ingrandirla):

genere medioevo

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Uccidere il tiranno

Qui di seguito il mio pezzo per il domenicale del Sole 24 Ore, in occasione dell’uscita del secondo volume della collana sui Gesuiti, dedicato alla figura di Juan de Mariana, il gesuita che in tempi particolari e molto interessanti scrisse a favore del tirannicidio. Il volume è ancora in edicola. (L’immagine si ingrandisce cliccandoci sopra).

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Fragilità del Buon governo

“Si è spesso pensato che l’Allegoria del buono e del cattivo governo di Ambrogio Lorenzetti – il notissimo affresco della Sala del consiglio del Palazzo pubblico di Siena – fosse la celebrazione della grandezza del Comune senese medievale. In questo senso la grandiosa opera del 1338 del Lorenzetti è stata molte volte presa a simbolo del trionfo di quelle libertà repubblicane che i Comuni italiani avevano sperimentato con una lunga prassi di governo. L’affresco è stato letto, e con grande profitto, come una sorta di summa politica comunale, di vero e proprio trattato politico, da comprendere anche in relazione ai testi scritti della tradizione politica medievale…”.

Qui di seguito la continuazione del mio articolo di oggi per il domenicale del Sole 24 Ore sul libro di Patrick Boucheron che propone una nuova lettura dell’affresco del Buon governo a Siena. La qualità dell’immagine non è ottimale (si clicca sopra per ingrandirla), ma c’è anche una versione on line:

articolo sole24h del 16 08 14

In ricordo di Jacques Le Goff

Il mio pezzo in ricordo di Jacques Le Goff uscito oggi per Il Sole 24 Ore:

C’è stato un tempo in cui la presunta oggettività della storia è stata vista come un semplice susseguirsi di avvenimenti, di battaglie, di fatti da mettere in fila, forse di ideologie e di passaggi di istituzioni. Per Jacques Le Goff la storia è stata invece una costruzione molto più complessa, che si dipana su molti livelli, su diverse velocità e durate. E le diverse temporalità degli avvenimenti, dei fenomeni sociali, delle “mentalità” richiedono uno studio aperto a discipline diverse e sempre pronto a mettere in questione assunti e metodi, ad affinare i propri criteri interpretativi e ad arricchire costantemente i problemi storici. La sua attività di medievista si è inscritta infatti nella grande tradizione storiografica francese degli Annales, che ha rinnovato studi e metodi. Professore a Lille negli anni ’50, poi ricercatore del Cnrs, poi ancora direttore all’Ecole Pratique des Hautes Etudes dopo Fernand Braudel e tra i fondatori dell’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales (emanazione dell’Ecole Pratique), Jacques Le Goff porta a maturazione personale, innovandoli e ampliandoli, i temi e i metodi di quella tradizione. È del 1957 uno dei suoi lavori più noti, Gli intellettuali nel Medioevo, che ha aperto un campo nuovo di indagine e ha consentito di porre l’attenzione alle forme proprie della produzione intellettuale medievale. Molto presto manifesta anche un interesse marcato e duraturo per la nascita della cultura mercantile, per il valore simbolico del denaro e delle pratiche economiche, per il rapporto tra mondo del clero e spazio dei laici, per figure-chiave (il mercante, il chierico, il re) capaci di rappresentare un intero universo culturale. Nei decenni si aggiungono temi ulteriori, che danno vita a una produzione vastissima sorretta da una scrittura di grande chiarezza ed eleganza, dagli “exempla”, brevi narrazioni che hanno la funzione di fornire un modello morale nella predicazione, alla scoperta dell’immaginario, dallo sguardo sul contesto dell’università medievale – che non si svilupperà mai come studio della teologia e della filosofia medievali, ma che si declinerà autonomamente in alcuni dei suoi allievi più importanti come studio della scolastica come antropologia – al grande soggetto de La nascita del Purgatorio (1981).
I miti, i riti, il corpo e le sue rappresentazioni, la regalità, il meraviglioso intrecciato al quotidiano diventano altrettante linee direttrici, sfaccettate e tutt’altro che univoche, della sua “antropologia storica”. Ma Le Goff si dedica anche, quasi paradossalmente, alla puntualità della biografia. Basti citare il San Luigi del 1996. Luigi è, con san Francesco, il personaggio del XIII secolo su cui abbiamo maggiori informazioni di prima mano, «perché era un re e perché era un santo». Ma abbiamo il Luigi dei documenti ufficiali, il cristiano degli agiografi, il re della nazione francese, il re degli exempla, il re modellato sui generi letterari che lo definiscono. È davvero esistito san Luigi? – ci si chiede in chiusura con una lezione metodologica folgorante. È una biografia, sulla moglie Hanka scomparsa nel 2004, anche uno dei suoi ultimi libri e tra i più belli, Con Hanka. Dal colpo di fulmine in una Polonia del blocco sovietico in cui il giovane medievista è inviato da Braudel per stabilire una rete intellettuale con l’Est europeo, alle vicende di una vita insieme, lo storico Le Goff vuole scrivere questa volta la storia di un’individualità, quella della donna che ha amato per quarant’anni e – scrive – «amerò sempre ardententemente fino alla mia morte».

Giovanni, lo scettico di Salisbury

“Sulle questioni filosofiche aderisco all’opinione che si presenta come probabile. E non arrossisco nell’affermare di poter essere annoverato tra gli Accademici, io che, sulle cose che al saggio appaiono dubbiose, seguo le loro tracce”. A pronunciare la frase è Giovanni di Salisbury, uno dei più raffinati e affascinanti intellettuali e uomini d’azione del XII secolo.

Funzionario ecclesiastico, segretario di Teobaldo arcivescovo di Canterbury prima di Becket, ma anche intimo di papi, in particolare di Adriano V, l’unico inglese a succedere a Pietro, amico e collaboratore di Thomas Becket, al cui assassinio nella cattedrale di Canterbury assiste con sgomento, Giovanni di Salisbury concluderà la sua carriera come vescovo di quella Chartres che era un centro intellettuale, filosofico e scientifico, di primissimo piano europeo  –  e che ancora lo ricorda con una lastra di marmo a fianco della cattedrale.

Qui di seguito il resto del mio articolo di oggi per il domenicale del Sole 24 Ore:

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Guelfi (non solo Milano)

L’Italia è proverbialmente le terra dei Guelfi e dei Ghibellini, si sa. Il loro contrasto è diventato figura e sinonimo di ogni perenne litigiosità italica, di irriducibile spirito partigiano, di costitutiva disunità. Ma si tratta di un fenomeno storico e ideologico molto complesso. I termini appaiono nella prima metà del Duecento, quando tutto il complesso sistema politico della Penisola italiana è messo sotto inaudita pressione dal  cozzare violento dei poteri “universali”, il papato e l’impero. Essi designano le fazioni che si richiamano al papa o all’imperatore e poi sempre di più i network di interessi concorrenti, ma a volte anche parzialmente sovrapponibili, di fazioni, famiglie, città, aree, che non solo competono per il potere cittadino, ma costituiscono una filiera di alleanze a mutuo supporto in riferimento al papa e agli Angioini del regno di Napoli, cardine del guelfismo, o ai vicari imperiali e all’imperatore, nel caso dei ghibellini.

Qui di seguito il resto del mio articolo di oggi per il domenicale del Sole 24 Ore (mi scuso per la cattiva qualità dell’immagine).

guelfi

Mamma li Turchi!

Quando si evocano le crociate si pensa subito a Gerusalemme, alla liberazione del santo sepolcro, alle oscurità, vere o presunte che siano, del medioevo. Raramente si associa invece la crociata all’Umanesimo o al Rinascimento, che la storiografia ottocentesca e l’industria culturale ci hanno trasmesso come secoli di luce e splendore. Eppure per tutto il periodo umanistico-rinascimentale si assiste al fenomeno che è stato definito della “crociata tardiva” – anche se l’espressione a sua volta risulta ambigua perché non ne chiarisce il mutamento di natura – che presenta proprie peculiarità geopolitiche. La crociata di questi secoli è in primo luogo, anche se non esclusivamente, il tentativo di risposta all’avanzata dei Turchi ottomani…

Il resto del mio pezzo di oggi per il domenicale del Sole 24 Ore, sul libro di M. Pellegrini, Le crociate dopo le crociate, Il Mulino, è riportato qui di seguito (basta cliccare e si ingrandisce. Mi scuso per la cattiva qualità dell’immagine).

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Ascesa e caduta di un riformatore

Il mio pezzo di oggi per la Domenica del Sole 24 Ore, su Girolamo Savonarola e due libri appena usciti che parlano di lui:

Tra quanti assistettero al rogo di Girolamo Savonarola e di due suoi fedeli frati domenicani, in piazza della Signoria a Firenze il 23 maggio del 1498, probabilmente in molti si aspettavano ancora un atto clamoroso, una prova eccezionale che mostrasse la verità e il senso delle sue profezie su Firenze, la nuova Gerusalemme.
Così almeno annota nel suo diario Luca Landucci, testimone prezioso di quegli accadimenti e fonte importante per la ricostruzione dei fatti fiorentini del tempo. Non è l’unico a interrogarsi sull’eccezionalità della figura di Savonarola e sulla straordinarietà degli eventi profetici e politici che lo videro protagonista.

Il resto dell’articolo è qui.