Tout se tient

– Messieurs, dit la Fée en s’adressant aux trois médecins réunis autour du lit de Pinocchio, je voudrais que vous me disiez si ce malheureux pantin est toujours vivant !..

A cette demande, le Corbeau, s’avançant le premier, tâta le pouls de Pinocchio, puis son nez, puis son petit doigt de pied, et, quand il l’eut bien tâté, il prononça solennellement ces paroles :

-A ce que je crois, le pantin est bel et bien mort. Mais si par hasard, il n’était pas mort, ce serait alors un indice certain de ce qu’il est encore vivant !

-Je regrette, dit la chouette, d’être obligée de contredire le Corbeau, mon illustre confrère et ami. Pour moi, au contraire, le pantin est toujours vivant ; mais si par malheur il n’était pas vivant, cela signifierait alors qu’il est vraiment mort..

Les Aventures de Pinocchio, preséntation par Jean-Claude Zancarini, Traduction par Isabel Violante, Flammarion, Paris 2001.

Che fosse brava l’avevo capito, ma scoprire che chi traduce il mio libro Il corpo vivente dello Stato in francese ha tradotto Pinocchio per l’edizione standard Flammarion aggiunge un piacere imprevisto.

(E Pinocchio è invece protagonista di alcune pagine del mio e-book sull’Italia: qui una specie di estratto/anticipazione video).

Questa volta sono più forti loro

“Questa volta sulla carta sono più forti loro, però vediamo che succede…”: è una delle frasi tipiche, da parte italiana, della lunga serie di sfide calcistiche contro la Germania (e abbiamo sempre vinto noi). Ogni generazione di tifosi italiani ha un ricordo esaltante di una qualche Italia-Germania, che sia il 1970 (la prima volta dopo la guerra che gli italiani risbandierarono il tricolore), che sia il 1982 (da dodicenne dell’82 posto qui sotto il gol di Tardelli), o il 2006.

Ma non c’è bisogno di scomodare metafore politiche, di sovrapporre la sfida calcistica alla situazione economica, di tentare di rimettere a posto i conti di una contrapposizione dell’Europa latina all’Europa nordico-germanica. Sì, certo, c’è anche un po’ di questo, ma il calcio e lo sport non sono mai metafora di altro, ma impresa in se stessi, perché sono un’esperienza primaria e fondamentale, a pari dignità con tutto il resto, perché sono fatti della stessa materia della politica, dell’economia, della voglia di confrontarsi e quindi della relazionalità e del conflitto produttivo, della creatività, che muovono ogni attività umana. Godiamoci tranquillamente questa partita. L’Italia ha già dato qualche soddisfazione in questo Europeo, lo spettacolo ci sarà e comunque vada possiamo già essere contenti. Poi vedremo: certo, questa volta sulla carta sono più forti loro…

Lunedi prossimo a Parigi con un po’ di amici

Lunedi prossimo, 2 luglio, alle ore 19 presso “La Libreria” di Parigi (rue du Fauburg Poissonière) a presentare il mio ebook e a parlare di Italia ci saranno Stefano Montefiori, corrispondente del Corriere della Sera a Parigi, Emanuele Coccia, docente di filosofia all’EHESS, e Isabel Violante, docente di Lingua e cultura italiana all’Università Sorbonne Panthéon.

Li ringrazio tutti di cuore e ringrazio La Libreria. Se passate di là ci divertiamo. Qui l’invito/promemoria.

Ci vediamo il 2 luglio a Parigi

Il 2 luglio a Parigi presentiamo l’ebook 150 più 1. L’Italia alla prova di se stessa a La Libreria, libreria italiana (e francese) di rue du Fbg Poissonière 89 nel IX arrondissement.

Ringrazio moltissimo i responsabili della libreria e Emanuele Coccia per l’organizzazione.

I dettagli e i nomi dei partecipanti saranno disponibili fra pochissimo.

Ultimo pezzo sulle presidenziali per Italianieuropei

Ecco l’ultimo articolo di commento alle presidenziali francesi chiestomi dalla Fondazione Italianieuropei. Adesso non ci resta che vedere  domenica chi vince.

Il duello televisivo tra Hollande e Sarkozy è stato ciò che doveva essere: un format televisivo che conferma la maggior parte degli elettori nelle proprie scelte e che sposta un numero di voti non così significativo in una campagna di questo tipo. I giochi, insomma, sono fatti, anche se il risultato non lo conosciamo.

Interessante è allora, a mio avviso, fare brevemente il punto su alcune idee e prospettive poste all’attenzione o affiorate nella campagna presidenziale e che potrebbero divenire centrali nei prossimi mesi o anni (o in certi casi nelle prossime scadenze elettorali di alcuni paesi europei).

Dal punto di vista strettamente politico (e politologico) importante sarà nei prossimi mesi in Francia il tema del rapporto tra le due destre, cioè la destra fino a oggi di governo (tre mandati presidenziali consecutivi) ispirata ai principi del neogollismo, e la destra estrema del Fronte Nazionale, che affonda le sue radici nel buco nero della guerra d’Algeria, vero e proprio antefatto della Quinta Repubblica.

Più in generale, a destra è emerso un tema molto interessante, rilanciato soprattutto nelle ultime settimane di campagna da Sarkozy, cioè quello del ruolo della “nazione” in un mondo globalizzato. Certo, spesso si è usato un lessico che è sembrato otto-novecentesco, ma non per questo la tematizzazione del concetto di nazione (e soprattutto dello Stato) nel processo della mondializzazione dell’economia è risultata inutile o semplicemente ideologica.

Continua a leggere sul sito di Italianieuropei.

 

 

Onda su onda

Il mio secondo commento sulla campagna presidenziale francese  scritto per Italianieuropei.

Del primo turno delle presidenziali francesi si possono dire molte cose, ma la parola magica adesso sembra essere “dinamica”, almeno per chi, come me, non è un politologo ma un semplice osservatore.

La campagna per il secondo turno è infatti lo sforzo, a partire dai dati elettorali, di creare una “dinamica elettorale” a favore di un candidato o dell’altro. La semplice somma dei risultati dei vari candidati del primo turno non è un dato particolarmente decisivo.

In pratica si ricomincia, e si ha a che fare con il panorama mutato, ma fluido, e con la nuova percezione di sé che il paese ha espresso. Interpretare a proprio favore questa percezione (e corroborarla) e soprattutto indirizzare questa fluidità è la sfida dei prossimi quindici giorni.

Sarkozy aveva detto di «sentire un’onda che monta» e Hollande aveva risposto «l’onda monta e Sarkozy la prenderà di faccia». Ma più che di un’onda qui si tratta di un vortice, di un mulinello. Per il presidente uscente «tutto comincia ora», prima c’era «un candidato contro nove», adesso è «uno contro uno», un po’ Orazi e Curiazi al quadrato, e ha già lanciato la sfida a Hollande: tre faccia a faccia anziché uno solo.

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Le Pen da un anno e mezzo a questa parte

Sarkozy twitta come un pazzo (60 tweet nell’ora successiva ai risultati) che adesso cambia tutto, perché la battaglia è uno contro uno e prima uno contro nove (orazi e curiazi alla seconda), di Hollande si è detto ieri sera da alcuni giornalisti francesi quello che non si era mai detto prima, e cioè che assomiglia a Mitterand nella sua tranquillità (potenza dell’arrivare primo al primo turno), ma chi ha vinto di sicuro è Marine Le Pen.

Di lei, più di un anno fa, prima dello scandalo DSK per intenderci, dicevo quello che potete leggere qui. Leggetelo perché si spiega il meccanismo presidenziale francese e perché il primo turno è così importante anche per chi non arriva al ballottaggio. E poi c’è il video di una canzone molto bella contro il razzismo del Front National, che si intitola “Marine”.

A stasera su twitter per le presidenziali

Stamattina a Parigi un certo senso di attesa lo si nota. La campagna elettorale ha portato qualche elemento di novità. In ogni caso sono sempre interessanti i risultati del primo turno, per una serie di motivi inerenti al presidenzialismo francese (che io personalmente apprezzo). Il risultato importante è ovviamente quello dei primi due candidati, ma le poste in gioco toccano anche i risultati degli altri candidati. Per esempio Marine Le Pen e Jean Luc Mélenchon (che ha fatto una campagna straordinaria). I due si contendono, da destra estrema e da sinistra, una buona fetta dell’elettorato delle classi popolari.

Per chi fosse interessato dalle ore 20 posterò su twitter e su facebook i primi risultati, commenti e qualche considerazione mia. Se vi va sono lì.

Nel frattempo, per ripassare, qui di seguito uno scorcio del dibattito televisivo tra Le Pen e Mélenchon, in cui la leader del Fronte Nazionale si è rifiutata di interloquire con il leader del Fronte di Sinistra, perché Mélenchon in un comizio le “aveva dato della mezza demente”. “Allora gliene resta una buona metà”, risponde Mélenchon (al minuto 5).

Nessuno si è ricordato di un episodio simile. Trent’anni fa il prepotentissimo leader del Partito Comunista, Marchais, si era rifiutato ideologicamente di parlare con un Jean Marie Le Pen dallo sguardo particolarmente allucinato (non ho però trovato il video su youtube). Quel rifiuto segnò un po’ simbolicamente l’ascesa del Fronte Nazionale e il declino del Partito Comunista sulle classi popolari. Chissà se il rifiuto di oggi segnerà il percorso contrario.

Allora a stasere su twitter o fb.

 

Le (mie) presidenziali francesi per Italianieuropei

La Fondazione Italianieuropei mi ha chiesto di commentare le presidenziali francesi dalla vigilia del primo turno ai risultati del secondo turno. Il primo pezzo è sulla battaglia delle retoriche. Qui di seguito l’attacco iniziale dell’articolo.

La campagne presidenziali sono l’incontro tra una personalità e il popolo. In Francia lo si dice spesso. Ed è un incontro che si costruisce anche e soprattutto attraverso il linguaggio e i discorsi, cioè attraverso la costruzione di retoriche.

Del resto i francesi pretendono che un presidente sappia parlare da presidente, sappia cioè incarnare un certo spirito della nazione, sappia governare le parole e far sentire la sua voce, sappia, in certa misura, ispirarli.

Non per nulla, del candidato centrista François Bayrou, che mette «l’amore per la lingua francese» tra gli obiettivi della riforma scolastica, si ricorda spesso il suo essere agrégé in letteratura (cioè avere l’idoneità per l’insegnamento, titolo di prestigio per ogni curriculum). Stesso spunto per il leader del Front de Gauche, Jean-Luc Mélenchon, il miglior oratore di queste presidenziali, che ha iniziato la sua carriera, come i giornalisti sottolineano, come professore di francese (per un breve periodo).

È insito nel presidenzialismo questo bisogno di preludere alle azioni attraverso il discorso pubblico di un singolo. In Francia si aggiunge l’eredità di De Gaulle, fondatore della Quinta repubblica, grande oratore e grande penna, e la costante allusione e menzione dei valori repubblicani, che a loro volta si collegano al mito fondatore della rivoluzione e della grandezza francese. Quella francese è una “monarchia repubblicana”. E lo si deve anche alla presenza di una figura di presidente capace di parlare alla nazione e per la nazione.

Continua a leggere sul sito della Fondazione Italianieuropei.

150 più 1. L’Italia alla prova di se stessa

Fra una settimana uscirà l’ebook 150 più 1. L’Italia alla prova di se stessa.

Sarà scaricabile a 3 euro e 90 da tutte le librerie on line e leggibile con tutti i lettori. Per leggerlo su pc o mc basterà scaricare un software (ho provato: ci vogliono 45 secondi netti).

Se siete affezionati al blog o al suo autore troverete elementi familiari, diciamo alcuni tratti caratteriali, e alcune delle tematiche (e degli stili per raccontarle) che mi appassionano e di cui ho discusso in forme e contesti diversi con tanti amici e amiche. Spero che si aggiungeranno nuovi amici e lettori, con i quali continuare a discutere, nei social network (apriremo da lunedi una pagina facebook del libro), su twitter e più personalmente ancora (questa l’email dedicata: brigugliaitalia@gmail.com )

Altre notizie nei prossimi giorni, ma qui di seguito la breve descrizione ufficiale e la copertina:

Questo libro nasce un po’ come i casi di Dylan Dog, qualcuno ti urla alla porta e ti propone un rompicapo che sembra assurdo, ma una soluzione esiste, anche se sembra impossibile. Il rompicapo è l’Italia stessa, a centocinquant’anni (più uno) dall’unità.

In una scrittura tra saggio, racconto, pamphlet, a dare una mano non è Groucho, ma ci si imbatte nel contributo di senso dell’infernale Quinlan, di un Pinocchio battagliero, di una Madonna piangente, di giganti taumaturghi, di un Ramon con il fucile, di una battaglia medievale sull’Adda, che aiutano a smontare alcuni cliché del dibattito pubblico e a ripensare idee e temi – la vita politica, bene comune e bene pubblico, la religione, la seduzione del potere e della bellezza, l’“identità italiana”. È un itinerario soggettivo, ma ricco di proposte concrete e analisi serrate, che spingeranno il lettore a condurre le proprie riflessioni e a rendere espliciti i propri pensieri, a raccontare diversamente l’Italia e a sbrogliare il rompicapo.