Summer time

Da domenica sera fino a venerdi sera si svolgerà a Piriac-sur-mer in Bretagna la Summer School di filosofia medievale, organizzata dal CNRS, dal titolo “Quelle histoire pour la pensée médiévale? Philosophie et histoire intellectuelle du XIIe au XIVe siècle”. Qui il programma.

Sono molto contento di partecipare (martedi  insieme con Ruedi Imbach per la giornata sulla filosofia politica e le lingue volgari e giovedi con una relazione sull’ambigua categoria di “repubblicanesimo”) e di ascoltare tanti colleghi e amici. Quello che non capisco è perché a ottobre, in Bretagna, l’abbiano chiamata Summer School.

Cose da medievisti

Venerdi scorso a Roma la Società Italiana per lo Studio del Pensiero Medievale  (SISPM) ha eletto i membri del consiglio direttivo per il prossimo triennio. Ringrazio gli amici e i colleghi che hanno sostenuto la mia candidatura, facendomi risultare il candidato più votato. È la seconda volta, e dopo circa vent’anni, che un “non strutturato” siede in consiglio e, visti i tempi e le trasformazioni in atto, mi pare un segno positivo.

Dalla Senna al Danubio

Nelle prossime settimane cambierò affiliazione: passerò all’Institut fuer Kirchengeschichte dell’Università di Vienna, come Senior Fellow del programma Lise Meitner del FWF der Wissenschaftsfonds. Sono felice di unirmi a un istituto con il quale la collaborazione si annuncia davvero fruttuosa e amichevole. Naturalmente continuerò a collaborare quasi con la stessa intensità con gli istituti, i gruppi e i singoli studiosi con cui ho lavorato benissimo in questi straordinari due anni e mezzo, a partire dal GAS dell’EHESS, l’EPHE e in autunno sosterrò la discussione di abilitazione (HDR) all’università della Sorbona (Paris IV). L’autunno si preannuncia quindi impegnativo e forse è arrivato il momento di fare anche un supplemento di riflessione sulla prossima tappa e sull’opportunità di decidere, dopo aver lavorato in vari posti per molti anni (Milano, Torino, Monaco, Parigi e ora Vienna), una sede più stabile e definitiva, Italia inclusa.

Il secondo capitolo di uno storytelling civile collettivo

Un gruppetto di ricercatori aveva deciso di fare ricorso in uno dei soliti concorsi all’italiana, ma soprattutto, questa era la cosa interessante, avevano lanciato una sottoscrizione per sostenerne le spese legali e per coinvolgere e chiedere forza a tutti quelli che considerano importante questa battaglia civile.

Avevo detto qui che l’idea era  molto bella, perché era anche un modo per raccontare una storia, come una specie di story telling collettivo. Il potere dei baroni è in fondo un potere di carta, che esiste solo perché lo consentiamo con comportamenti, paure e sbagliatissimi calcoli di convenienze (che invece non convengono). Insomma mi sembrava l’inizio di un racconto in cui l’accademia diventa una risorsa del paese e non un feudo e i cittadini agiscono concretamente incoraggiando chi intraprende un’azione di cambiamento.

In poche settimane la sottoscrizione è arrivata a 6300 euro (oltre a offerte di supporto legale gratuito). Insomma una storia collettiva e pubblica con moltissimi (sotto)scrittori e che si sta precisando appunto come racconto della defeudalizzazione dell’università.

(Adesso ci aspettiamo di vedere cosa stabilisce il ricorso).

 

Appuntamenti (se avete tempo)

In attesa di incontrarci a Milano il 6 giugno per la presentazione di 150 più 1 (i dettagli lunedi) segnalo un altro paio di appuntamenti interessanti.

Il 9 giugno a Parigi, come ogni anno in questo periodo, c’è la giornata “Incipit” del Centre Pierre Abélard, che fa il punto sulla medievistica (in particolare filosofica) dell’anno trascorso. Quest’anno il programma è particolarmente ricco.

Per la settimana residenziale di studio in Bretagna dal titolo Quelle histoire pour la philosophie médiévale? (30 settembre-5 ottobre 2012) la descrizione la trovate qui e comprende anche la lista dei docenti partecipanti. La deadline per l’iscrizione è il 15 giugno (e non maggio come era stato scritto in precedenza).

Tra le varie novità l’ultimo video di un mio ex studente, e del suo gruppo Deum, che scrive e canta (molto bene), ma a quanto pare non ha tempo. L’album è su iTunes qui.

Sottoscriviamo un racconto collettivo

I cinque candidati di uno dei tanti concorsi accademici che lasciano forti perplessità hanno deciso di fare ricorso, per dei buoni motivi che sono spiegati qui.

Non solo: aiutati da un gruppo più ampio di ricercatori, uno dei quali – mai conosciuto prima - mi ha contatto e spiegato la situazione e l’idea, hanno deciso di chiedere agli italiani di versare una quota per pagare gli avvocati.

L’idea è molto bella, perché è anche un modo per raccontare una storia, come una specie di story telling collettivo. Loro ci aiutano a stabilire pubblicamente un principio, e cioè che è ora di cambiare direzione, che è ora che rettori, presidi, professori e anche studenti si rendano conto che l’università deve funzionare, che l’accademia è una risorsa del paese e non un feudo. E noi li sosteniamo.

Loro ci aiutano a dire ai candidati dei prossimi concorsi, ai ragazzi che cominciano a fare ricerca, a chi segue i baroni e a chi ha paura di non poter far altro che seguirli, che le cose in un altro modo si possono fare. E noi mostriamo di crederci quanto loro contribuendo a una battaglia che non è solo loro, ma di tutti. Loro mettono la loro voce e i loro gesti pubblici per raccontare una storia, e noi la raccontiamo insieme a loro dando i mezzi per continuare. Loro scoraggiano i baroni e noi incoraggiamo loro.

Insomma a partire da un piccolo episodio, ma che ha un significato importante e potrebbe avere grandi conseguenze, possiamo già provare a raccontare e costruire un’Italia diversa, che ci piace.

Seguendo questo link si trovano informazioni più dettagliate e si spiega come contribuire. (E periodicamente saremo informati delle varie tappe di questo racconto collettivo).

Settimana residenziale per medievisti in Bretagna (CNRS-LEM-EPHE)

Il CNRS con LEM e EPHE hanno organizzato, grazie a J. Brumberg-Chaumont e Aurélien Robert, una settimana residenziale di studi in Bretagna, dal 30 settembre al 5 ottobre 2012, dal titolo: “Quelle histoire pour la pensée médiévale? Philosophie et histoire intellectuelle du XIIIe au XVII siècle”.

Lo spirito della settimana, la sua organizzazione (due relazioni mattutine, un laboratorio pomeridiano e una conferenza serale a giornata) sono spiegate in questo avviso. Una delle giornate tematiche sarà dedicata a filosofia e lingue volgari, con un focus particolare sulla filosofia politica, a cura di Ruedi Imbach e del sottoscritto. La scuola tematica è rivolta a tutti coloro che si occupano di pensiero medievale, ricercatori, insegnanti, dottorandi e postdottorandi, laureandi. Però bisogna iscriversi e chiedere tutte le informazioni (programma completo incluso) entro il 15 maggio agli indirizzi email indicati nell’avviso. Nel caso ci vediamo lì.

Un regolamento veneziano per i prossimi concorsi universitari

Non conosco il rettore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, Carlo Carraro, ma mi sono imbattuto nel blog in cui spiega brevemente il regolamento che la sua università adotterà per i concorsi da ricercatore a tempo determinato (che in base alla riforma condurrano poi al ruolo di professore associato).

Mi sembrano interessanti tutti e tre i  punti. In primo luogo i candidati dovranno aver svolto almeno un anno di ricerca postdottorato all’estero, oppure aver conseguito laurea, laurea magistrale e dottorato in due università diverse. In secondo luogo, i relatori della tesi di laurea o di dottorato non potranno far parte della commissione di concorso dei propri allievi. Il terzo punto (che però andrebbe approfondito) prevede che i giudizi seguano un format più rigido.

In poche parole si indeboliscono i meccanismi che hanno condotto a quella che avevo definito la casta dei poverini (nel frattempo alcune regole a cui alludo nel post sono cambiate) e soprattutto dei baroni.

Infatti si eliminano le barriere contro i candidati che provengono da altre università, finora rigidissime nei fatti, si spinge chi vuole fare una carriera accademica a muoversi e aprirsi a più esperienze di ricerca (questa mobilità peraltro – se incoraggiata da tutte le università – valorizzerebbe le università e i dipartimenti migliori), a fare anche una capatina all’estero, e si incrina il rapporto tra il barone e il giovane ricercatore agli inizi.

Se si stabilisce infatti che il relatore di tesi o dottorato non può far parte della commissione del concorso, e in più si rende necessaria una certa mobilità scientifica, si toglie all’allievo la convenienza ad assoggettarsi ai ricatti del barone o a quella logica di “do ut des” che ha poco a che vedere con la ricerca. Certo alcune obiezioni sono legittime e da prendere in considerazione (molte si scioglierebbero se un buon numero di università adottassero queste regole), ma mi sembra un esperimento che va in una giusta direzione.

 

 

Ci sono più cose in cielo e in terra che in tutte le nostre application

Sempre più spesso mi scrivono dottorandi o postdottorandi (e soprattutto dopo aver scritto questo post e quest’altro) che mi chiedono come informarsi sui dottorati o i postdottorati all’estero. “Il mio professore non ne sa nulla” – mi dicono ; oppure: “Nella mia università non c’è un ufficio che ci informi”; o ancora: “Da noi non vanno oltre l’Erasmus, “Qui non c’è sbocco, ma non so come muovermi”.  Spesso mi chiedono anche proprio consigli su come preparare determinate “application” (la preparazione del dossier scientifico o del colloquio). Io rispondo volentieri, per come posso, e mi chiedo anche: è possibile che in tempi come questi, di mobilità europea, di contrazione dei fondi per la ricerca, di intasamento delle università italiane, non si pensi a dare un aiuto di informazione efficace da parte delle istituzioni a questi ragazzi e ragazze? Ecco magari tra i lettori c’è qualche direttore di dipartimento che non c’aveva pensato, qualche preside di facoltà particolarmente motivato che può dedicare periodicamente una risorsa a questo, qualche membro di una delle numerosissime associazioni scientifico-accademiche (ce n’è praticamente una per ogni “classe di concorso” e dovrebbero aiutare a promuovere la loro disciplina nella società: perché allora non aiutare i soci più giovani a muoversi nello spazio europeo?), o anche qualche singolo professore o ricercatore – quando lavoravo a Monaco un mio collega aggiornava continuamente la bacheca dell’istituto con tutte le informazioni di questo tipo a cui aveva accesso. Peraltro la cosa può essere anche relativamente semplice se se ne occupa qualcuno, ci sono anche siti o mailing list, e anche molto produttiva, perché chi va all’estero può a sua volta dare informazioni ( e perché non tenere una lista di chi è già andato in altre università o centri?), creare relazioni e opportunità anche per gli istituti d’origine, strutturare reti scientifiche. Aiutare chi vuole muoversi, individuando facilmente alcuni canali informativi, non solo sgraverebbe i ragazzi dell’incertezza iniziale (consentendo loro di dedicarsi con serietà alle loro application, perché la competizione è davvero forte), ma potrebbe essere anche un buon investimento.